Referendum e giustizia, il terremoto politico che scuote il governo
Terremoto. Ma non è quello che si attendeva la maggioranza al governo, che aveva costruito una delle sue riforme sulla placca tettonica della Costituzione. La prima ha riguardato l’autonomia differenziata, promossa con la legge ordinaria Calderoli n. 86/2024, che la Corte costituzionale ha bocciato in parti fondamentali, definendola illegittima in diversi profili costituzionali: sul principio di sussidiarietà, per il ruolo del Parlamento, sull’unità nazionale e sui LEP (Livelli essenziali delle prestazioni).
Sulla seconda, per la separazione delle carriere dei magistrati, si è celebrato il referendum con la prevalenza del NO, con 1.833.321 voti, che ha condotto alle urne 28.640.223 italiani su 51.425.112 aventi diritto, comprese le circoscrizioni estere, con una partecipazione superiore a qualsiasi aspettativa.
Il sisma ha portato subito alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, e al centro di un caso in quanto socio in un’attività di ristorazione insieme alla figlia di Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, e che ha definito la magistratura un “potere cancerogeno”.
Di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, magistrata ed ex deputata di Forza Italia, indagata dalla Procura di Roma per falsa testimonianza in relazione all’inchiesta sul rilascio di Usāma al-Maṣrī Nağīm, che aveva fatto questo appello: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”, ed è solo indagata: non si osa immaginare se fosse condannata, potrebbero diventare anche torturatori come al-Maṣrī.
Infine Meloni, in una nota, oltre a ringraziare per la decisione Delmastro e Bartolozzi, aveva invitato alle dimissioni anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè, da tempo al centro di diverse inchieste giudiziarie sulla gestione di alcune sue società che possedeva prima di assumere l’incarico nell’esecutivo. La pitonessa ha opposto resistenza per 36 ore, poi è capitolata.
Il repulisti voluto dalla presidente del Consiglio per riacquisire una verginità politica sul mantra della legalità, quando da opposizione non ha chiesto le dimissioni — una cifra esistenziale della sua politica — solo a Roberto Mancini per la mancata qualificazione ai Mondiali di calcio, poi svoltisi in Qatar nel 2022.
I tre, al di là delle responsabilità giuridiche, e soprattutto politiche che sussistono, sono le vittime sacrificali di un terremoto indotto dal referendum, quando la causa principale è della presidente del Consiglio perché ha comunicato che con l’affermazione del NO saranno rimessi in libertà: immigrati illegali, spacciatori, stupratori e pedofili.
Vittorio Alfieri
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