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28/03/2026 20:00:00

Trapani, la Sosalt firma il manifesto della salicoltura: verso il riconoscimento agricolo

C’è anche la firma e il contributo di Sosalt tra i protagonisti del Manifesto della salicoltura marina presentato a Roma nella sede di Confagricoltura. Un passaggio considerato cruciale per un settore che, pur rappresentando una risorsa economica, ambientale e culturale, attende ancora il pieno riconoscimento come attività agricola.

A rappresentare Sosalt è stato Giacomo D’Alì Staiti, intervenuto insieme agli altri operatori del comparto per sostenere una battaglia che va avanti da oltre due anni: quella per includere ufficialmente la salicoltura marina nel settore primario.

 

Il ruolo di Sosalt nel sistema delle saline italiane

Con circa 1.000 ettari di saline attive tra Trapani e Marsala, Sosalt è oggi il principale produttore di sale marino in Sicilia. Un’attività che non si limita alla produzione, ma che incide profondamente sul territorio, contribuendo alla tutela del paesaggio, alla biodiversità e all’attrattività turistica della zona dello Stagnone.

Proprio da realtà come Sosalt nasce la spinta verso un cambio di paradigma: considerare il sale marino non più una semplice commodity, ma una vera e propria “specialty”, legata alla qualità, alla tradizione e all’identità dei territori.

 

Un settore tra tradizione e innovazione

Il Manifesto presentato da Confagricoltura punta a colmare un vuoto normativo che penalizza il comparto. Il riconoscimento giuridico come attività agricola permetterebbe infatti alle saline di accedere a strumenti fondamentali: dalla gestione del rischio climatico ai contratti di lavoro agricoli, fino alla possibilità di certificazioni ufficiali di prodotto.

Una necessità resa ancora più evidente dagli effetti dei cambiamenti climatici. Eventi estremi, come il recente ciclone che ha colpito la Sicilia, incidono pesantemente sulla produzione del sale, rendendo indispensabili strumenti di tutela analoghi a quelli già previsti per l’agricoltura.

 

Economia, lavoro e turismo

Per Sosalt e per l’intero comparto, la salicoltura rappresenta molto più di un’attività produttiva. È un sistema integrato che genera economia, occupazione e turismo. In Italia sono circa 10.000 gli ettari coltivati a saline marine, con una produzione annua di 1,2 milioni di tonnellate e un valore che supera i 60 milioni di euro.

Il legame con il food e con il turismo esperienziale è sempre più forte: le saline diventano mete per chi cerca natura, benessere e cultura gastronomica, contribuendo alla valorizzazione dei territori costieri.

 

Il Manifesto: nove punti per il futuro

Il documento presentato a Roma sintetizza in nove punti la visione del settore: dal riconoscimento del valore identitario del sale marino al ruolo del salicoltore come custode dell’ecosistema, fino alla promozione di un’economia rigenerativa.

Per Sosalt, questo percorso rappresenta un passaggio decisivo. L’obiettivo è costruire un sistema più forte e strutturato, anche attraverso la nascita di un’associazione nazionale di comparto.

 

L’impegno delle istituzioni

All’incontro ha partecipato anche il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, che ha assicurato l’impegno del governo verso un intervento legislativo in grado di accogliere le richieste del settore.

Un segnale importante per realtà come Sosalt, che da anni investono nella valorizzazione del sale marino e nella tutela di un patrimonio unico.

Il riconoscimento ufficiale della salicoltura come attività agricola non è più soltanto una rivendicazione formale, ma una condizione necessaria per garantire sviluppo, competitività e futuro a un comparto strategico per l’economia e l’identità dei territori costieri italiani.