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29/03/2026 11:00:00

Otto interdittive antimafia da gennaio 2026, ad altrettante aziende del trapanese

Provvedimenti antimafia, stretta della Prefettura di Trapani: otto misure dall’inizio del 2026

Dal 1° gennaio ad oggi sono otto l interdittive abtinafia adottate dal prefetto Daniela Lupo, con l’obiettivo di tutelare l’economia legale e garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese. Prosegue, così, l’azione di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico del territorio da parte della Prefettura di Trapani. 

 

Le misure hanno portato alla definizione con esito interdittivo, sulla piattaforma BDNA (Banca Dati Nazionale Antimafia), di dodici richieste complessive. Tra i provvedimenti adottati figurano un intervento di prevenzione collaborativa nei confronti di un’impresa agricola con sede ad Alcamo e un diniego di iscrizione nelle cosiddette “white list” per una ditta operante nel settore del movimento terra, anch’essa con sede nella cittadina alcamenese.

I restanti sei provvedimenti interdittivi hanno riguardato un’associazione culturale e diverse imprese attive in settori strategici dell’economia locale, tra cui panificazione, commercio ortofrutticolo, coltivazione di cereali e allevamento di ovini e caprini. Le aziende coinvolte hanno sede nei comuni di Trapani, Campobello di Mazara, Marsala e Mazara del Vallo.

 

L’attività della Prefettura punta non solo a prevenire fenomeni di condizionamento mafioso, ma anche a salvaguardare l’ordine pubblico economico, assicurando il corretto funzionamento della pubblica amministrazione e la trasparenza del mercato.

 

Il bilancio del 2025 conferma l’intensità dei controlli: nello scorso anno sono stati emessi 56 provvedimenti interdittivi, che hanno portato alla definizione negativa di 70 richieste sulla BDNA. Tra questi, si contano anche due dinieghi di iscrizione nelle white list e due misure di prevenzione collaborativa nei confronti di una cantina sociale e di un’impresa del settore immobiliare.

I provvedimenti hanno interessato aziende operanti in diversi ambiti, tra cui servizi funerari e cimiteriali, ristorazione, edilizia, commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, allevamento e trasporto merci. Le imprese coinvolte avevano sede nei comuni di Trapani, Alcamo, Calatafimi-Segesta, Castelvetrano, Marsala, Mazara del Vallo e Petrosino.