La Sicilia resta tra le regioni più colpite dagli incidenti mortali sul lavoro. I dati INAIL parlano chiaro: nel 2025 le denunce di infortunio con esito mortale sono state 94, con i numeri più alti nelle province di Catania (23), Palermo (21) e Messina (13).
Un quadro che non migliora nel nuovo anno. Solo a gennaio 2026 si contano già tre morti sul lavoro – uno ciascuno tra Catania, Messina e Palermo – due in più rispetto allo stesso periodo del 2025. A questi si aggiungono altri casi registrati nei mesi successivi ma non ancora certificati ufficialmente.
Incidenti sul lavoro, non in itinere
Un dato significativo riguarda la natura degli incidenti: tutte le vittime di gennaio sono morte durante l’attività lavorativa e non nel tragitto casa-lavoro. Un elemento che punta l’attenzione direttamente sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le vittime sono tutte uomini, confermando una tendenza consolidata nei settori più esposti al rischio, come edilizia, agricoltura e lavori manuali.
L’età e il nodo dei lavoratori anziani
Colpisce anche l’età delle vittime: tra i tre casi c’è un lavoratore tra i 65 e i 69 anni. Un segnale che evidenzia un altro problema strutturale, quello dell’invecchiamento della forza lavoro e della necessità, spesso economica, di continuare a lavorare anche in età avanzata.
Infortuni in calo, ma più gravi
Nel complesso, a gennaio 2026 in Sicilia sono state presentate 1.753 denunce di infortunio, in leggero calo rispetto alle 1.788 dello stesso mese del 2025. Ma il dato va letto con cautela: meno incidenti non significa automaticamente più sicurezza.
Anzi, l’aumento dei casi mortali a fronte di una lieve diminuzione degli infortuni suggerisce una possibile crescita della gravità degli incidenti.
L’allarme: più controlli e ispettori
A livello nazionale, a gennaio si contano già 34 morti sul lavoro e la Sicilia si conferma tra le aree con incidenza più alta, tanto da essere inserita nella cosiddetta “zona rossa”.
Un quadro che riporta al centro la necessità di rafforzare i controlli e aumentare il numero degli ispettori del lavoro, per intervenire su un fenomeno che continua a registrare numeri drammatici.