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31/03/2026 08:12:00

Truffa carburanti agricoli a Marsala: torna al pm il fascicolo per i titolari della ditta

Torna indietro al pm il procedimento penale che vede imputati, con richiesta di rinvio a giudizio, i quattro titolari della ditta di vendita carburanti “Raimondi Nicolò e figli”, con tre punti di distribuzione tra Marsala (contrade San Giuseppe Tafalia e Terrenove) e Mazara, accusati di contrabbando di prodotti petroliferi. E in particolare per avere contribuito, sempre secondo l’accusa, ad evadere le accise vendendo gasolio agricolo che non sarebbe stato utilizzato da trattori, ma da altri mezzi che nulla avrebbero a che fare con la coltivazione dei campi. 

 

Adesso, sulla base delle eccezioni difensive (avvocati Luigi Pipitone, Paolo Paladino e Stefano Pellegrino), il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Marsala Matteo Giacalone ha, infatti, disposto il rinvio del fascicolo al pubblico ministero, affinché vengano riformulate le varie contestazioni mosse ai quattro imputati, tutti familiari del defunto Nicolò Raimondi, fondatore dell’azienda. Per loro, nel novembre 2023, il gip Riccardo Alcamo emise misure cautelari: divieto per un anno di esercizio dell’ufficio di amministratore unico e legale rappresentante di società per Andrea Salvatore Roberto Anselmi, di 62 anni, e divieto di dimora negli uffici, nelle strutture, pertinenze e adiacenze, nonché nelle sedi secondarie e operative, oltre che per Anselmi, anche per Vito Roberto Montalto, di 47 anni, Loredana Peralta, di 53, e Nicola Massimo Montalto, di 44. Il gip dispose, inoltre, il sequestro preventivo di denaro, disponibilità finanziarie, automezzi ed immobili, per un valore complessivo di oltre 250 mila euro. Sequestrati il complesso aziendale e le quote societarie, 3 impianti di depositi commerciali di carburante e i mezzi di trasporto impiegati per la commissione della presunta frode, che avrebbe proporzioni notevoli. Gli avvisi di garanzia (209) furono inviati a coloro che avrebbero concorso nella commissione dei reati. 

 

Tra costoro, anche un ex preside, un gioielliere, la moglie di un avvocato salemitano, il contitolare di un’azienda vinicola, professionisti vari, persino un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e un ex militare della Guardia di finanza adesso in pensione. E naturalmente, tanti agricoltori titolari dei libretti Uma. L’ipotesi d’accusa è una sorta di truffa allo Stato per mancato pagamento delle accise. Per circa 200 persone scattarono i decreti penali di condanna, con multa di 5 mila euro. Quindi, a seguito di opposizione al decreto, per 169 di loro il gip Giancarlo Caruso ha disposto il processo immediato. Imputati sono i formali acquirenti (agricoltori) e presunti utilizzatori finali del gasolio per trattori. Tra gli acquirenti, pochi hanno preferito pagare la multa subita con decreto penale di condanna, evitando così il processo.

 

 Ieri, nell’udienza preliminare per i quattro titolari della ditta Raimondi, l’avvocato Pipitone, in particolare, ha evidenziato che la Procura non ha modificato, rispetto alle contestazioni mosse al momento dei provvedimenti cautelari e del sequestro, l’entità del gasolio che sarebbe stato utilizzato a fini diversi nonostante avesse chiesto e ottenuto l’archiviazione per 14 indagati. E questo è uno dei punti da modificare entro la prossima udienza, fissata per il 4 maggio. Oltre al ridimensionamento della quantità di “nafta” agricola oggetto delle contestazioni, e quindi anche un ridimensionamento delle presunte accise evase, la difesa ha presentato una corposa “memoria” che spiega come, dal punto di vista dei legali, “tutte le consegne di gasolio sono giustificate, legittime e documentate”.