Fascicolo sanitario elettronico, la Sicilia resta indietro
Il conto alla rovescia è finito: il Fascicolo sanitario elettronico entra nella sua fase decisiva. Ieri le Regioni dovevano completare l’ultimo step del percorso fissato dal ministero della Salute, rendendo pienamente operativo uno strumento chiave per la sanità digitale. Ma mentre il sistema si prepara ad andare a regime, la Sicilia continua a inseguire, tra ritardi strutturali e scarso utilizzo da parte dei cittadini.
L’obiettivo è ambizioso: mettere a disposizione di utenti e operatori sanitari un archivio digitale completo, aggiornato e accessibile, con dentro tutta la storia clinica del paziente. Referti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, vaccinazioni, esenzioni e perfino il taccuino personale dell’assistito. Un ecosistema pensato per semplificare cure e diagnosi, riducendo tempi e burocrazia.
Da lunedì sono scattati anche obblighi stringenti per strutture pubbliche e private. Non solo sul fronte della sicurezza e della privacy, ma anche sulla tempestività: i dati dovranno essere caricati entro cinque giorni da visite, esami o somministrazioni di farmaci. Inoltre, tutti i sistemi dovranno adeguarsi agli standard del Fascicolo sanitario 2.0, garantendo interoperabilità e accesso uniforme su scala nazionale.
Un percorso lungo quasi vent’anni, accelerato negli ultimi anni grazie alle risorse del Pnrr, ma che resta ancora a macchia di leopardo. I dati più recenti del ministero, relativi al 2025, evidenziano forti divari territoriali, con alcune Regioni già avanti e altre, come la Sicilia, ancora in ritardo.
A pesare non è solo l’organizzazione del sistema, ma anche il coinvolgimento dei cittadini. L’adesione resta bassa: a luglio scorso appena il 27% degli utenti aveva utilizzato il fascicolo nei tre mesi precedenti. Un segnale chiaro che, oltre alle infrastrutture, serve un cambio culturale.
La sfida, adesso, è doppia: completare l’implementazione tecnica e convincere i cittadini che il Fascicolo sanitario elettronico non è solo un obbligo digitale, ma uno strumento concreto per migliorare l’accesso alle cure. In Sicilia, più che altrove, il traguardo è ancora tutto da raggiungere.
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