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02/04/2026 09:48:00

Campobello: "il fatto non sussiste", assolto l'imprenditore Pippo Varvaro 

A oltre cinque anni dall’avvio dell’inchiesta, il Tribunale di Marsala mette la parola fine a una vicenda che nel 2020 aveva suscitato forte attenzione mediatica. Con sentenza del 2 marzo 2026, il giudice monocratico Francesco Parrinello ha disposto l’assoluzione con formula piena dell’imprenditore, Pippo Varvaro coinvolto nell’indagine sulla presunta somministrazione illecita di manodopera: “il fatto non sussiste”.

 

Un’inchiesta lunga e complessa

 

L’indagine era partita nell’ottobre 2019, concentrandosi su un presunto sistema irregolare nella gestione della manodopera agricola a Campobello di Mazara, in particolare durante la raccolta delle olive. Nel corso del processo sono stati ascoltati oltre 50 testimoni, a conferma della complessità dell’istruttoria.

L’imprenditore, attivo dal 2018, è stato difeso dall’avvocato Andrea Tilotta, che sin dalle prime fasi aveva sostenuto l’insussistenza delle accuse.

 

Raccolta olive, non somministrazione illecita

 

Uno dei nodi centrali chiariti in aula riguarda la natura dell’attività svolta: non somministrazione di manodopera, ma un servizio di raccolta delle olive. Una distinzione tecnica decisiva, che ha inciso sull’esito del processo.

Dall’istruttoria è emerso inoltre che l’imprenditore curava direttamente la formazione degli operai, operando nel rispetto della normativa vigente. Un elemento che ha contribuito a smontare l’impianto accusatorio.

 

Attività riconosciuta anche in ambito giudiziario

 

Nel tempo, allo stesso imprenditore erano stati affidati incarichi per la raccolta delle olive anche dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito della gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata. Un aspetto ritenuto significativo nel delineare la legittimità dell’attività svolta.

 

Il PM chiede l’assoluzione

 

Un passaggio rilevante è arrivato nell’udienza finale, quando lo stesso Pubblico Ministero, al termine della requisitoria, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. Una circostanza non comune che ha preceduto la decisione del giudice.

 

Si chiude una vicenda iniziata nel 2020

 

La sentenza ribalta il quadro emerso anni fa e chiude definitivamente il procedimento, smentendo le accuse iniziali. L’assoluzione con formula piena certifica la totale insussistenza dei fatti contestati, restituendo una verità giudiziaria opposta rispetto a quella ipotizzata all’inizio dell’indagine.