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02/04/2026 06:00:00

Sanità Trapani, disabili senza percorsi al pronto soccorso: la denuncia

Non esistono percorsi preferenziali per i pazienti con disabilità nei pronto soccorso della provincia di Trapani. È da qui che parte la denuncia di Rossella Lombardo, componente del direttivo dell’associazione “Progetto per il dopo di noi”, che porta alla luce una difficoltà quotidiana vissuta da molte famiglie e spesso rimasta invisibile.

 

Il problema è concreto: persone con disabilità, anche gravi o con difficoltà cognitivo-relazionali, si trovano a dover affrontare lunghe attese in ambienti affollati, rumorosi e stressanti, senza alcuna corsia dedicata o gestione differenziata. Una condizione che non solo complica l’accesso alle cure, ma può aggravare lo stato di salute e generare ulteriore disagio per pazienti e caregiver.
“Molte famiglie vivono ogni giorno la difficoltà di ricevere cure adeguate e tempestive”, scrive Lombardo. “Le attese diventano un’ulteriore sofferenza”.

 

Accanto all’emergenza dei pronto soccorso, emerge un’altra criticità strutturale: in tutta la provincia di Trapani non esiste un’équipe odontoiatrica dedicata ai pazienti non collaboranti, in particolare minori. Si tratta di un servizio essenziale per chi non è in grado di sottoporsi alle cure dentistiche tradizionali senza supporto specialistico. L’assenza di questo tipo di assistenza costringe molte famiglie a spostarsi fuori provincia o addirittura fuori regione, affrontando viaggi lunghi e costosi pur di garantire cure di base ai propri figli.
 

“Si percorrono centinaia di chilometri, a volte si prende un aereo, per ottenere prestazioni che dovrebbero essere garantite sul territorio”, evidenzia.

Sul fronte istituzionale, l’Asp Trapani ha avviato negli ultimi mesi un percorso specifico per i soggetti fragili. Il commissario straordinario Sabrina Pulvirenti ha predisposto un documento aziendale, già trasmesso all’assessorato regionale alla Salute, che introduce uno “Sportello Fragilità” e un sistema di presa in carico con accesso facilitato alle prestazioni.

 

Il modello prevede l’attivazione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale personalizzato, con il coinvolgimento di un infermiere di comunità come figura di riferimento per il coordinamento delle attività. Dalla valutazione del bisogno sanitario alla gestione degli appuntamenti, fino al raccordo tra i diversi servizi, il paziente viene seguito lungo tutto il percorso, senza dover ricorrere a singole impegnative per ogni prestazione.

 

Il sistema include, in una prima fase, prestazioni cardiologiche, diagnostica per immagini, igiene orale, prelievi ematici, consulenze anestesiologiche e assistenza infermieristica, garantendo in ogni momento la presenza del familiare o del caregiver.

 

Anche nei pronto soccorso sono previste misure per una gestione più attenta dei pazienti con disabilità, tra cui la presenza di uno psicologo per dodici ore al giorno, compatibilmente con il codice di priorità assegnato.

 

Resta però il nodo sollevato dalle famiglie: tra strumenti introdotti e realtà quotidiana, l’accesso alle cure continua a essere diseguale. E per chi è più fragile, ogni attesa può trasformarsi in un ostacolo concreto.