La Sicilia dei corrotti. "Denunciate tutto" dice Schifani. Ok, ma a chi .... ?
In Sicilia succede una cosa curiosa, che ormai non è più nemmeno una contraddizione. È un sistema.
Da una parte c’è il presidente della Regione, Renato Schifani, che invita i cittadini a denunciare, a non voltarsi dall’altra parte, a collaborare con lo Stato. Dall’altra, nello stesso momento, pezzi di quelle istituzioni finiscono agli arresti per aver venduto decisioni pubbliche come se fossero merce. Nello stesso ufficio, nello stesso tempo, con la stessa naturalezza con cui si timbra un cartellino. È un corto circuito.
Perché il problema non è che la politica scopre all’improvviso la questione morale — quella in Sicilia non è mai stata nascosta, è sempre stata amministrata. Il problema è che la scopre quando non riesce più a contenerla, quando le crepe diventano troppo visibili, quando le inchieste non si riescono più a isolare il malaffare.
E allora parte la liturgia: il richiamo all’etica, il linguaggio severo, l’appello ai cittadini.
Solo che qui c’è un passaggio che non torna.
Perché quando lo Stato chiede ai cittadini di segnalare ciò che non riesce a vedere — o che non ha voluto vedere — sta confessando qualcosa. Non forza, ma debolezza. Non controllo, ma perdita di controllo.
Sta spostando il baricentro della legalità fuori dalle istituzioni, trasformando i cittadini in supplenti di un sistema che non regge più il proprio ruolo.
E a quel punto la domanda diventa inevitabile: a chi dovrebbero rivolgersi, esattamente, questi cittadini?
Alla stessa macchina amministrativa che produce gli illeciti che dovrebbero denunciare?
Agli stessi uffici che, mentre vengono richiamati al rigore, sono attraversati da arresti, indagini, sospetti?
Il rischio è che la denuncia smetta di essere uno strumento e diventi un alibi.
Un modo per dire che il problema è “là fuori”, nei comportamenti individuali, e non dentro il funzionamento del sistema.
In Sicilia il confine tra dramma e grottesco è sempre stato sottile. Ma qui siamo oltre.
Non è più nemmeno una farsa.
È una forma di organizzazione.
In cui la trasparenza viene invocata mentre gli uffici vengono perquisiti.
In cui la fiducia viene chiesta proprio nel momento in cui è più difficile concederla.
Quando uno Stato chiede ai cittadini di salvarlo da se stesso, non è una riforma.
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