In Sicilia il campo progressista diviso tra alleanze, polemiche e nodi irrisolti
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Regionali, amministrative, campo largo e dissidi interni. È così che si presenta, ad oggi, il campo progressista, chiamato al primo appuntamento elettorale rappresentato dalle amministrative del prossimo maggio.
Meno di due mesi per mettere una bandierina o per leccarsi le ferite. C’è un caso, intanto, che agita quella parte politica e si chiama “Sud chiama Nord”: il capogruppo e leader è l’incontenibile Cateno De Luca. Fa parte del campo progressista oppure no? A Marsala è organico alla candidatura di Andreana Patti, con pezzi di centrosinistra e pezzi di centrodestra. Ma sul banco degli imputati c’è la questione morale: De Luca ha deciso di aprire le porte a Riccardo Pellegrino, che è vicepresidente del consiglio comunale a Catania, condannato in primo grado per corruzione elettorale. Un reato direttamente riconducibile alla funzione politica.
A esprimersi tra i primi è stato Claudio Fava: “Ma se il centrosinistra in Sicilia dovesse aprirsi a Pellegrino e al partitino che lo ha accolto, con quali argomenti potrà chiedere il voto?”. Dello stesso avviso Pierpaolo Montalto, co-portavoce regionale di Avs: “Questa Sicilia merita un futuro diverso, che si costruisce dicendo sempre quello che si pensa”.
A stoppare gli ultimatum ci ha pensato, in prima battuta, il segretario regionale dem Anthony Barbagallo: “Leggo dichiarazioni con cui gli alleati del fronte progressista lanciano ultimatum, evocano anatemi e si attribuiscono la titolarità del rilascio di patenti di legalità. Questo non ha portato bene, in passato. Nessuno ha questo titolo, parliamo invece di temi identitari, proposte condivise, numeri e modalità per predisporre un percorso che ci tenga uniti per prevalere sul centrodestra”.
E poi c’è il caos Enna: Mirello Crisafulli non mette insieme tutto il centrosinistra; Controcorrente, M5S e Avs restano fuori. Ma i dem di Enna rivendicano con orgoglio il percorso politico di questi mesi: “Impegnati nella costruzione di una coalizione capace di aprire una nuova stagione politica per la città. Una coalizione ampia, alternativa tanto al polo FI-DC, a sostegno di Paolo Gargaglione, quanto a quello targato MpA-Noi Moderati, a sostegno di Giovanni Contino, costruita per rimettere al centro la città, i suoi bisogni e una prospettiva di governo seria e credibile”.
Il congresso del PD in aula di Tribunale
I dissidenti lo avevano detto e fatto: il congresso regionale che ha eletto Anthony Barbagallo è finito a carte bollate e in un’aula di Tribunale. Tutti citati, compreso Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione nazionale del Pd. Secondo molti dem siciliani, tra questi la maggioranza dei deputati regionali, l’attuale segretario è tale per illegittima procedura congressuale.
L’udienza è fissata per il prossimo 27 ottobre. Prima ancora, però, il partito nazionale, che è rimasto a guardare e ad ascoltare, ha deciso di mettere mano alla situazione siciliana, cercando di mediare tra le diverse aree, così da far ritirare il ricorso.
Corsa al candidato presidente
Un nome già c’è ed è quello di Ismaele La Vardera, che ha presentato simbolo e comitato tecnico-scientifico per l’allestimento del programma. È pronto, ha più volte ribadito.
Nel campo largo si lavora anche ad altre possibili candidature alla presidenza della Regione: il M5S punterebbe su Giuseppe Antoci, nome su cui potrebbe convergere anche il PD, che però chiede le primarie di coalizione. Mentre i renziani potrebbero sfilarsi e decidere di fare una corsa in solitaria con Pietro Bartolo candidato governatore: ci hanno già provato cinque anni fa.
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