Favignana, il nodo quote tonno: “Errore politico, ora vanno recuperate”
Favignana prova a rientrare nel sistema della pesca del tonno, mentre la tonnara resta ferma. Il sindaco Giuseppe Pagoto parla di un errore politico e rilancia la necessità di recuperare le quote perdute, distinguendo però chiaramente i due piani: da una parte le quote tonno, dall’altra il futuro della tonnara, che senza quantità adeguate non può essere sostenibile.
È da qui che riparte una vicenda che intreccia economia, lavoro e identità per le Egadi.
Pagoto non usa mezzi termini. “Consentire di perdere le quote tonno conquistate negli anni è stato un errore non comprensibile”, dice, rivendicando di aver riavviato l’iter per riportarle sull’isola. L’obiettivo è rientrare nella ripartizione e dare respiro al comparto, anche attraverso una prima assegnazione alla piccola pesca costiera, così da garantire reddito e continuità. Diverso, invece, il tema della tonnara: “Se ne parlerà a tempo debito, ma la storia non si cancella”.
Il 2019: la tonnara si ferma
Il punto di rottura arriva nel 2019. A Favignana vengono assegnate appena 14 tonnellate di tonno su un totale di 357 distribuite tra cinque impianti italiani, quattro dei quali in Sardegna. Una quota troppo bassa per sostenere economicamente l’attività.
L’imprenditore Nino Castiglione aveva investito circa un milione di euro, mettendo in moto un indotto di circa 40 lavoratori, ma per rendere sostenibile la mattanza servivano almeno 70-100 tonnellate. Dopo poche settimane arriva lo stop. La tonnara chiude e Favignana esce dal sistema.
Ne nasce uno scontro politico nazionale. L’allora presidente della Regione Nello Musumeci chiede di “ridiscutere tutto”, mentre da più parti si parla di “regole cambiate in corsa”. Ma il risultato resta lo stesso: la tonnara si ferma.
All’isola vengono assegnate 295 tonnellate, che si aggiungono alle altre modalità di pesca già previste. È una svolta per molte piccole imbarcazioni, che possono tornare a partecipare alla campagna di pesca.
Ma questo passaggio non riguarda la tonnara, che resta fuori dal sistema.
Il 2024: Favignana fuori, tonnare solo in Sardegna
Nel 2024 arriva la svolta definitiva sul fronte tonnare. Il ministero decide di non assegnare più quote alla tonnara di Favignana, concentrando tutto sulle strutture sarde.
Le quote vengono attribuite a:
Carloforte, che passa da 192 a 239 tonnellate
Portoscuso, da 140 a 175 tonnellate
Per Favignana non c’è più spazio. Negli anni precedenti si era arrivati a circa 35 tonnellate, comunque insufficienti e mai davvero utilizzate per un’attività produttiva stabile.
La tonnara scivola così verso una dimensione sempre più museale e turistica, senza un reale ritorno economico. Parallelamente, però, cresce il dato complessivo della Sicilia sulle altre forme di pesca del tonno.
Come sottolinea il deputato di Fratelli d’Italia Luca Cannata, “con il decreto del ministro Lollobrigida aumentano le quote del tonno rosso in Sicilia, consentendo alle imbarcazioni di partecipare alla campagna con un aumento del pescato”.
Quote e tonnara: due partite diverse
A confermare il quadro è anche il decreto ufficiale sulla campagna 2026: tra le tonnare fisse autorizzate in Italia compaiono solo due impianti, entrambi in Sardegna, “Isola Piana” a Carloforte con 275,621 tonnellate e “Capo Altano” a Portoscuso con 201,222 tonnellate. In totale oltre 476 tonnellate assegnate tutte alla Sardegna, mentre Favignana non compare nell’elenco. Un dato netto che certifica come oggi la Sicilia sia completamente fuori dal sistema delle tonnare fisse, con la struttura delle Egadi esclusa dalla pesca del tonno rosso.
È proprio su questo punto che insiste Pagoto. Le quote tonno possono essere recuperate e redistribuite, soprattutto a favore della piccola pesca. La tonnara, invece, è un’altra partita: senza numeri adeguati non può reggere.
Per questo il sindaco tiene distinti i due livelli: prima rientrare nella ripartizione, poi eventualmente ragionare sul futuro della struttura.
Lupo: “Serve fare squadra, basta scaricabarile”
Sul tema interviene anche l’europarlamentare del Partito Democratico Giuseppe Lupo, intervistato da Tp24 a Bruxelles nell’ambito del premio Fesr Sicilia “L’Europa si racconta”, durante il visiting tour promosso dal Dipartimento Programmazione della Regione Siciliana.
Lupo chiarisce subito che le quote tonno non le decide il Parlamento europeo, ma gli Stati membri. “Per questo serve alzare la voce dai territori e smetterla con lo scaricabarile”, dice.
Richiama poi la necessità di regole chiare e risorse certe, anche sui fondi europei: “Abbiamo chiesto almeno una percentuale certa sulle risorse del programma ex Fondo Sociale Europeo, è venuto fuori un minimo del 14%. Quel programma va corretto e rivisto, e la partecipazione delle Regioni è essenziale”.
C’è anche un altro elemento: i cambiamenti climatici stanno modificando gli equilibri del Mediterraneo. “Il tonno si sposta, ma le quote restano ferme, e questo crea squilibri”, spiega.
Da qui l’invito a fare squadra tra istituzioni per difendere il sistema pesca e i territori.
Scheda tecnica – Quote tonno rosso (2026-2028)
Con il Decreto Direttoriale n. 156886 del 1 aprile, il Ministero dell’Agricoltura ha definito le quote per il triennio 2026-2028.
Quota totale Italia (annua): 6.182,610 tonnellate
Ripartizione:
Circuizione: 4.205,718 tonnellate
Palangaro: 747,741 tonnellate
Tonnare fisse: 476,843 tonnellate
Pesca sportiva: 26,032 tonnellate
Filiera produttiva: 153,000 tonnellate
Piccola pesca: 406,000 tonnellate
Quota non divisa: 167,277 tonnellate
Quota non divisa per aree:
Adriatico: 16,728 tonnellate
Ionio, Tirreno e Sardegna: 66,911 tonnellate
Sicilia: 83,638 tonnellate
Regole principali
Catture accessorie fino al 20% (escluse piccola pesca)
Obbligo di utilizzo dei porti designati
Un quadro che conferma come il tema delle quote resti centrale. Per Favignana, però, la sfida è doppia: tornare dentro il sistema e capire se la tonnara può avere ancora un futuro economico reale.
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