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09/04/2026 21:55:00

Terrorismo, indagati due ragazzi a Marsala. Perquisizioni e arresti

Istigazione al terrorismo, propaganda jihadista e contenuti violenti diffusi sui social. È un’inchiesta delicata quella che tocca anche Marsala, dove due minorenni risultano indagati nell’ambito di un’operazione antiterrorismo coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

L’operazione ha portato al fermo di due cittadini tunisini domiciliati a Palermo e a cinque perquisizioni personali, locali e informatiche. Tra queste, anche quelle eseguite nei confronti di due ragazzi minorenni residenti nel Trapanese.

 

L’indagine della Digos

 

L’attività investigativa è stata condotta dalla Sezione Antiterrorismo della Digos e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, sotto il coordinamento della Procura di 

Palermo.

Secondo quanto emerso, i due fermati avrebbero diffuso propaganda jihadista attraverso piattaforme come TikTok e Instagram, inneggiando alla violenza e all’uso delle armi come strumenti di lotta contro l’Occidente.

Gli investigatori parlano di un “avanzato processo di radicalizzazione religiosa”, con contenuti che incitavano esplicitamente a colpire i cosiddetti “miscredenti”.

 

I contenuti diffusi sui social

 

Tra i materiali acquisiti ci sono immagini e video particolarmente espliciti. In un caso, la Casa Bianca viene raffigurata in fiamme con la bandiera dello Stato Islamico al posto di quella americana.

Altri contenuti mostrano miliziani armati, riferimenti a figure simbolo del jihadismo come Osama Bin Laden e Abu Muhammad al-Adnani, e scene di violenza con prigionieri inginocchiati in tute arancioni.

In uno dei video più inquietanti compare anche una rappresentazione del presidente degli Stati Uniti, inserito in un contesto di esecuzione, con sottofondo di testi in arabo e inglese.

 

Il coinvolgimento dei minorenni

 

Nel corso dell’indagine sono emersi anche tre minorenni stranieri, due dei quali residenti in provincia di Trapani.

I ragazzi avrebbero condiviso contenuti che mostrano l’uso di armi, tra cui pistole semi-automatiche e coltelli, accompagnati da simboli religiosi e riferimenti alla jihad.

Le perquisizioni nelle loro abitazioni hanno portato al sequestro di una pistola soft-air priva del tappo rosso e di altri materiali ritenuti rilevanti.

 

Addestramento e simboli jihadisti

 

Gli inquirenti hanno documentato anche attività di preparazione fisica e addestramento, con video che mostrano esercizi e combattimenti accompagnati da “nasheed”, canti religiosi islamici.

In alcune immagini compare la “shahada”, la professione di fede islamica, associata alla raffigurazione di un fucile d’assalto AK-47, un accostamento che gli investigatori considerano indicativo del percorso di radicalizzazione.

 

I provvedimenti

 

I due fermati sono stati trasferiti nel carcere Pagliarelli di Palermo.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi informatici, una replica di arma priva di tappo rosso e oggetti con simbologie riconducibili all’estremismo islamista.

L’indagine resta aperta e punta a chiarire eventuali ulteriori collegamenti e sviluppi, anche fuori dalla Sicilia.