Non è solo un convegno. È una partita vera, che riguarda lavoro, imprese e futuro del mare.
Oggi, 10 aprile 2026, Trapani diventa il punto di incontro tra politica, marinerie e industria ittica per discutere il Piano triennale 2026-2028 sul tonno rosso. Sul tavolo non ci sono solo numeri, ma un cambio di fase: più quote, più operatori coinvolti, ma anche nuove regole e nuovi equilibri.
Perché quando cambia la quota del tonno, cambia tutto.
Più quota, più opportunità (ma non automaticamente)
Il dato è chiaro: l’Italia passa da 5.283 a 6.182,61 tonnellate di tonno rosso nel 2026. Quasi 900 tonnellate in più, pari a un incremento vicino al 17%.
Un salto che arriva dopo anni di restrizioni e controlli serrati, costruiti nel quadro delle decisioni internazionali dell’ICCAT e della loro applicazione nazionale. Non è solo una crescita quantitativa: è il segnale che lo stock si è ricostruito e che ora si può tornare a produrre.
Ma il punto, qui, non è quanto si pesca.
È come si distribuirà e chi ne beneficerà.
Le prime indicazioni parlano di un possibile aumento delle imbarcazioni autorizzate fino al 40% e di una maggiore apertura anche alla piccola pesca costiera, con quote dedicate. Se confermato, sarebbe un allargamento importante della platea.
Ma resta il nodo storico: evitare che la risorsa si concentri nelle mani di pochi.
Trapani, non solo simbolo ma snodo reale
Che questo confronto si tenga a Trapani non è casuale.
Qui il tonno rosso non è solo economia. È storia, identità, memoria delle tonnare, lavoro e cultura del mare. È filiera: pesca, trasformazione, ristorazione, turismo.
Per questo la giornata di oggi, promossa dal Libero Consorzio guidato da Salvatore Quinci, assume un valore che va oltre il territorio. Trapani torna ad essere, almeno per un giorno, il centro del Mediterraneo del tonno.
All’incontro partecipano figure chiave come il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra e la direttrice generale Graziella Romito. Segnale chiaro: non si tratta di una passerella, ma di un passaggio operativo.
Il vero cambio: dalla stagione annuale al piano triennale
La novità più rilevante è forse questa: si passa da una gestione anno per anno a una programmazione triennale.
Per armatori e imprese significa una cosa molto concreta: poter pianificare. Investimenti, lavoro, strategie commerciali.
In un settore dove l’incertezza normativa pesa quanto il prezzo del pescato, la stabilità vale oro.
Ed è qui che entra in gioco la filiera.
Non solo pesca: la sfida è trattenere valore
Il messaggio che arriva dal Ministero e dalle organizzazioni del settore è chiaro: il tonno non deve essere solo pescato, ma valorizzato.
Trasformazione, tracciabilità, commercializzazione. È lì che si gioca la vera partita economica.
Legacoop Agroalimentare, presente oggi a Trapani, insiste proprio su questo punto: più quota deve significare più organizzazione e più redistribuzione del valore lungo tutta la filiera.
Lo ha ribadito la responsabile pesca Elena Ghezzi, parlando di un momento “di ascolto e crescita” per tutto il comparto. E il presidente Cristian Maretti ha sottolineato i passi avanti fatti negli ultimi anni, pur indicando margini di miglioramento.
Legalità e controlli: la condizione per crescere
C’è poi un tema che pesa quanto le tonnellate: la tracciabilità.
Il settore del tonno rosso è ad alto valore e ad alto rischio. Più quota significa anche più attenzione ai controlli.
Negli ultimi mesi è stato introdotto il “sigillo di garanzia”, collegato al certificato elettronico di cattura (eBCD), che permette di seguire ogni esemplare lungo tutta la filiera.
Tradotto: più trasparenza, meno spazio per il mercato illegale.
Ed è un passaggio decisivo. Perché senza legalità, il valore del prodotto si sgretola.
Energia e costi: il convitato di pietra
Accanto alle opportunità, resta un problema concreto: i costi.
Il caro energia, aggravato dalle tensioni internazionali, pesa sulle imprese della pesca e rischia di ridurre i margini proprio mentre il settore prova a ripartire.
Il piano strategico del Libero Consorzio punta anche su questo: affrontare il nodo energetico come condizione per rendere sostenibile la crescita.
Una partita aperta
L’incontro di oggi, con il convegno “Insieme per il futuro del Tonno Rosso” in programma nel pomeriggio, segna quindi un passaggio chiave.
Le condizioni per crescere ci sono: più quota, più attenzione politica, più strumenti.
Ma la vera domanda resta aperta.
Il tonno rosso sarà solo più abbondante o diventerà davvero più ricchezza per il territorio?
La risposta, come spesso accade, non sta nei numeri. Sta nelle scelte che verranno fatte da oggi in poi.
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