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13/04/2026 17:58:00

Monte Erice, sentieri nel degrado: “Così si uccide il turismo lento”

C’è un paradosso che salta agli occhi – e sotto gli scarponi – di chi prova a camminare sul Monte Erice. Da una parte si promuove il turismo lento, l’escursionismo, la riscoperta dei cammini. Dall’altra, però, i sentieri sono spesso impraticabili, invasi dalla vegetazione o segnati dall’incuria.

A denunciarlo è il giornalista Mario Torrente, che racconta con immagini e testimonianze dirette lo stato di abbandono di alcuni dei percorsi più suggestivi della montagna ericina.

 

Sentieri chiusi, scalinate scomparse

 

Il quadro che emerge è tutt’altro che incoraggiante.
Il tratto finale del Sentiero Italia CAI, prima dell’arrivo a Porta Trapani, è quasi inghiottito dalla vegetazione. La scalinata in pietra, un tempo percorribile, oggi è in gran parte nascosta.

Non va meglio lungo il sentiero delle Mura Elimo-Puniche: panchine sommerse dal verde, cestini stracolmi di rifiuti, spazzatura lasciata lungo le antiche fortificazioni. Un’immagine che stride con il valore storico e paesaggistico del luogo.

E poi c’è il sentiero di Porta Castellammare, che sembra “un prato in fiore”: suggestivo da fotografare, ma impraticabile per chi prova a seguirne il tracciato. L’antica mulattiera, in alcuni punti, è semplicemente scomparsa sotto l’erba.

 

Crolli e ostacoli lungo i percorsi

 

La situazione peggiora spostandosi in altri punti della montagna.
Scalinate crollate – come quella nei pressi della Torretta Pepoli o lungo il costone del Castello di Venere – rendono difficoltoso e in alcuni casi pericoloso il passaggio.

Alberi caduti ostruiscono i sentieri, mentre la vegetazione ha preso il sopravvento anche in aree recuperate negli ultimi anni, come Rocca Chiana e il Bosco Sacro. Percorsi nati per valorizzare la rete Natura 2000 e oggi, di fatto, poco fruibili.

 

 

Un potenziale enorme (ma trascurato)

 

Eppure Monte Erice ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per il trekking in Sicilia occidentale.
Paesaggi spettacolari, biodiversità, alberi monumentali, itinerari carichi di storia e leggenda: un patrimonio che potrebbe generare economia e attrarre flussi turistici qualificati.

Il problema, come sottolinea Torrente, non è la mancanza di risorse straordinarie, ma l’assenza di manutenzione ordinaria. Basterebbero interventi semplici e costanti per rendere questi percorsi nuovamente accessibili e “appetibili” per escursionisti e gruppi organizzati.

 

L’idea del Parco: una strategia che manca

 

Da qui la proposta: istituire un Parco naturalistico o comunque un “contenitore” capace di mettere a sistema il patrimonio di Monte Erice.
Uno strumento che consenta non solo tutela, ma anche gestione, promozione e accoglienza turistica.

Il tema, inevitabilmente, diventa politico. Perché senza una visione chiara e una strategia condivisa, il rischio è che la montagna resti un gigante dalle grandi potenzialità ma dai piedi – letteralmente – impraticabili.

 

La domanda alla politica (e alla comunità)

 

La provocazione è semplice quanto diretta: ha senso parlare di turismo lento se poi i sentieri non sono percorribili?

E ancora: la comunità è pronta a sostenere l’istituzione di un Parco di Monte Erice? E la politica, locale e regionale, ha davvero intenzione di imboccare questa strada?

Nel frattempo, mentre il dibattito resta aperto, basterebbe forse un primo passo concreto. Pulire i sentieri. Restituirli a chi li percorre. E, magari, iniziare davvero a credere che da qui possa passare una parte dello sviluppo del territorio.