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29/05/2026 06:00:00

Saline, nasce il fronte del “no” al MaB UNESCO: “State ipotecando il territorio”

Da una parte chi parla di occasione storica, turismo internazionale, fondi europei e sviluppo sostenibile. Dall’altra chi teme una gigantesca macchina burocratica pronta a piombare su case, saline, imprese, terreni e perfino sulle vite quotidiane di migliaia di persone.


La candidatura MaB UNESCO delle “Saline di Sicilia” è ormai diventata uno scontro politico e territoriale apertissimo. E adesso nasce anche il fronte organizzato del “no”.


A Paceco è stato ufficialmente costituito il Comitato cittadino spontaneo “Saline Comuni”, formato da residenti, tecnici, agricoltori, professionisti e salinai. Un gruppo che parla senza mezzi termini di “allarme” e che chiede il ritiro immediato della bozza della candidatura UNESCO.


Il clima, ormai, è quello delle grandi battaglie territoriali. Da giorni circolano mappe, perimetrazioni, dubbi, accuse, paure e interpretazioni completamente opposte su cosa potrebbe realmente comportare il riconoscimento MaB dell’UNESCO.


E mentre la politica continua a rincorrere il dossier, sul territorio cresce una domanda semplice: ma alla fine questo MaB cosa cambia davvero?


“Nessun nuovo vincolo”. Ma il territorio non ci crede


Il punto centrale dello scontro è tutto qui.
Il Comitato “Saline Comuni” sostiene che dietro il riconoscimento internazionale possano nascondersi nuove limitazioni future, procedure più lente, ulteriori livelli di controllo e una progressiva paralisi urbanistica ed economica.


  • Il Comitato promotore della candidatura, invece, prova a spegnere l’incendio con un comunicato congiunto durissimo e molto tecnico: “Il riconoscimento MAB non introduce alcun nuovo vincolo legislativo”.

  • Secondo i promotori, le regole resterebbero identiche a quelle già esistenti nelle aree sottoposte a tutela ambientale, paesaggistica e naturalistica. Nessuna nuova legge, nessun nuovo blocco, nessuna nuova autorizzazione speciale.

  • Anzi. Il MaB viene descritto come una gigantesca operazione di marketing territoriale capace di portare:

  • -turismo internazionale di qualità,
    -finanziamenti europei,
    -ricerca universitaria,
    -investimenti,
    -valorizzazione del Sale Marino di Trapani,
    -promozione globale del territorio.

  • Nel comunicato viene citata anche Torino e l’esperienza dell’area “CollinaPo”, indicata come esempio di convivenza tra urbanizzazione e riconoscimento UNESCO.

  • Ma fuori dai comunicati ufficiali il territorio continua a diffidare.

  • Il sospetto: “Oggi dicono una cosa, domani arriveranno i piani”


  • La vera paura non riguarda tanto il logo UNESCO in sé.

  • Riguarda ciò che potrebbe arrivare dopo.
    Ed è qui che il nuovo Comitato affonda il colpo, rilanciando anche i timori espressi dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Trapani, Giuseppe Galia.

  • Secondo il fronte contrario, il problema sarebbe nei futuri strumenti di gestione, nelle linee guida, nelle interpretazioni amministrative e nell’effetto domino che potrebbe crearsi su territori già soffocati da SIC, ZPS, vincoli paesaggistici e norme ambientali.

  • Tradotto dal burocratese: il rischio, secondo loro, è che ogni pratica — dalla ristrutturazione di una casa all’ampliamento di una cantina, fino agli impianti produttivi dei salinai — finisca dentro una spirale infinita di pareri, compatibilità, verifiche e ricorsi.
    Il timore è soprattutto economico.

  • Perché quando un territorio entra nella percezione di essere “vincolato”, il valore immobiliare cambia, gli investimenti rallentano e le imprese iniziano ad avere paura.

  • Ed è proprio questo il passaggio che sta facendo esplodere la tensione soprattutto a Paceco.

  • Perché qui tutto dentro e altrove gli stralci?
    Nel lungo documento diffuso dal Comitato “Saline Comuni” c’è un’accusa politica molto precisa.

  • Mentre in altri territori si discuterebbe di “stralci chirurgici” per salvare porti, aree produttive, centri storici e cantine, il territorio pacecoto rischierebbe invece di essere inglobato quasi completamente nella perimetrazione.

  • Dentro ci finirebbero il centro urbano, Nubia, le aree saline e perfino zone interne collegate al sistema idrico della Diga Baiata.

  • Il Comitato parla apertamente di “corto circuito democratico” e sostiene che gran parte della popolazione, ma anche pezzi della politica locale, avrebbero scoperto solo nelle ultime settimane l’effettiva estensione del dossier.

  • E qui emerge un altro problema gigantesco: la comunicazione.

  • Perché attorno al MaB si sta combattendo anche una guerra di linguaggi.

  • Da una parte ci sono documenti tecnici, protocolli ministeriali, zone core-buffer-transition e norme ambientali quasi incomprensibili ai cittadini.

  • Dall’altra ci sono paura, percezioni, sfiducia e il sospetto che qualcuno stia decidendo dall’alto il futuro di intere comunità.

  • La battaglia ormai è politica


  • Il punto è che ormai il dibattito è uscito dai tavoli tecnici.

  • È diventato politico. E identitario.

  • Il Comitato promotore insiste: il MaB non è un vincolo ma un riconoscimento internazionale che può trasformare le Saline di Sicilia in un hub mondiale di sostenibilità, turismo e innovazione.

  • Il nuovo Comitato cittadino replica invece che senza una vera concertazione pubblica il rischio è quello di imporre dall’alto un modello che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri economici del territorio.

  • Nel mezzo c’è la Regione Siciliana, chiamata adesso a fare chiarezza mentre il dossier corre verso la scadenza ministeriale di giugno.

  • E intanto le saline, simbolo di identità, paesaggio e lavoro, si stanno trasformando nel centro di una guerra tutta trapanese fatta di paura dei vincoli, accuse reciproche e una domanda che nessuno, al momento, sembra riuscire a chiudere davvero:
    il MaB UNESCO sarà un’opportunità o l’inizio di una nuova stagione di burocrazia?