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08/06/2026 06:00:00

Saline e Mab UNESCO, il Consiglio alza le barricate: «Coinvolgeteci o fermatevi»

Per giorni il dibattito pubblico si è concentrato su una domanda: la candidatura per l'area Mab UNESCO delle Saline di Sicilia porterà nuovi vincoli oppure no? Ma leggendo la lunga nota istituzionale inviata dal presidente del Consiglio comunale di Trapani Alberto Mazzeo al Ministero dell'Ambiente, alla Prefettura di Trapani, alla Regione Siciliana, all'Autorità di Sistema Portuale, alla Camera di Commercio, a Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato e agli altri enti coinvolti, emerge un altro elemento. Il vero scontro non è soltanto sui vincoli. È sul controllo del percorso.

 

Mazzeo non contesta soltanto il progetto. Contesta soprattutto il metodo. Sostiene che il Consiglio comunale, organo eletto dai cittadini e titolare delle competenze in materia di indirizzo politico, pianificazione urbanistica e sviluppo del territorio, sarebbe stato lasciato fuori dalle fasi più delicate della candidatura alla Riserva della Biosfera MAB UNESCO "Saline di Sicilia".

 

Nella nota il presidente del Consiglio rivendica il diritto dell'aula ad essere coinvolta «preventivamente e non a procedimento concluso» in ogni decisione che possa incidere sul territorio, sulle imprese e sulla pianificazione urbanistica.

Un passaggio che arriva dopo settimane di polemiche, incontri pubblici, prese di posizione delle categorie economiche e soprattutto dopo l'esclusione del porto di Trapani dal perimetro della candidatura comunicata dal Ministero.

 

Prima di tutto: blindare il porto

 

Proprio da qui parte il documento. Mazzeo prende atto dell'esclusione del porto e la considera un risultato importante perché, scrive, vengono meno le preoccupazioni che riguardavano alcune opere considerate strategiche per la città: il waterfront, i dragaggi, le nuove banchine, la stazione marittima e perfino i progetti legati all'eolico offshore.

 

Ma per il presidente del Consiglio l'uscita del porto dal perimetro non basta. Nella nota chiede infatti al Ministero e agli altri enti coinvolti una conferma ufficiale e definitiva.

L'obiettivo è quello che potremmo definire la richiesta di "blindare il porto".

 

Mazzeo scrive infatti che occorre «confermare formalmente, con atto ufficiale, l'esclusione definitiva e non revocabile del porto di Trapani, con tutte le sue pertinenze, aree di sviluppo e ambiti di influenza funzionale» dalla candidatura UNESCO.

Secondo il presidente del Consiglio, soltanto una presa di posizione formale potrebbe eliminare ogni dubbio futuro sulle autorizzazioni e sulla realizzazione delle opere considerate strategiche per l'economia cittadina.

 

Il Consiglio vuole entrare nella cabina di regia

 

La richiesta più forte contenuta nella nota è probabilmente quella che punta a far riconoscere formalmente il Consiglio comunale come interlocutore istituzionale necessario nelle future fasi della candidatura.

In altre parole, il presidente dell'aula chiede che ogni aggiornamento della perimetrazione, ogni modifica del piano di gestione, ogni linea guida e ogni scelta che possa avere effetti sul territorio debba passare da un confronto con il Consiglio comunale.

 

Mazzeo sostiene che il Consiglio non sia stato «in alcun modo coinvolto, consultato o informato nella fase di valutazione strategica del progetto» e definisce questa situazione una omissione «grave» che merita di essere denunciata nelle sedi istituzionali competenti.

 

Non solo.

 

Mazzeo chiede anche l'istituzione di un tavolo permanente con Ministero, Comune, Autorità Portuale, Regione, Consiglio comunale e associazioni economiche. Una sorta di cabina di regia nella quale discutere pubblicamente ogni possibile ricaduta della candidatura UNESCO sul territorio.

 

La questione dei vincoli non scompare

 

Nella nota il presidente del Consiglio insiste su un concetto che ha alimentato gran parte della polemica delle ultime settimane.

Pur riconoscendo che il programma MAB UNESCO non costituisce una norma vincolante e non introduce automaticamente nuovi divieti, Mazzeo sostiene che il riconoscimento potrebbe produrre effetti indiretti nelle procedure amministrative, nelle valutazioni ambientali, nella pianificazione territoriale e nelle scelte di sviluppo economico.

 

Nel documento si legge che le linee guida del programma potrebbero avere effetti sulla discrezionalità tecnica delle amministrazioni e che, proprio per questo, occorre evitare che il territorio venga escluso dal confronto.

Da una parte il Comitato promotore continua a ribadire che il riconoscimento non crea nuovi vincoli e rappresenta un'opportunità di sviluppo, promozione e accesso a finanziamenti.

 

Dall'altra parte il Consiglio comunale teme che il peso istituzionale e internazionale del marchio UNESCO possa comunque incidere sulle decisioni future, anche senza trasformarsi in un divieto scritto nero su bianco.

Una differenza non da poco.

 

La risposta della Giunta cambia il quadro

 

Paradossalmente, mentre la nota di Mazzeo denunciava il mancato coinvolgimento del Consiglio comunale, la Giunta Tranchida ha approvato un emendamento che sembra andare proprio nella direzione richiesta dal presidente dell'aula.

Nella delibera con cui il Comune aderisce al percorso della candidatura UNESCO, la Giunta ha infatti inserito nuovi passaggi che impegnano il Comitato promotore ad avviare il Piano di Gestione coinvolgendo enti, ordini professionali, associazioni, cittadini, operatori economici e stakeholder territoriali.

 

Ma soprattutto la Giunta stabilisce che il Consiglio comunale dovrà essere informato e coinvolto nel prosieguo del percorso e che, prima della trasmissione definitiva della candidatura agli organismi UNESCO, gli atti di competenza dovranno tornare in aula.

 

Tradotto dal linguaggio burocratico: il sindaco Giacomo Tranchida si assume ufficialmente il ruolo di garante del coinvolgimento del Consiglio comunale.

 

Cosa è successo dopo

 

Dopo la nota di Mazzeo è arrivata la delibera numero 257 del 3 giugno, con cui il Comune di Trapani ha confermato l'adesione alla candidatura delle Saline di Sicilia a Riserva della Biosfera MaB UNESCO.

Nel provvedimento l'amministrazione ribadisce che il riconoscimento MaB non comporta automaticamente nuovi vincoli urbanistici, edilizi o paesaggistici, non modifica la destinazione delle aree e non determina aggravamenti nei procedimenti amministrativi.

 

La delibera contiene inoltre direttive agli uffici comunali affinché l'eventuale inclusione del territorio nelle aree di candidatura non venga interpretata come motivo per imporre nuove limitazioni o richieste documentali ulteriori rispetto alla normativa vigente.

 

Il dato più interessante riguarda però le modifiche volute dal sindaco Giacomo Tranchida. La Giunta chiede che il Comitato promotore avvii subito il lavoro sul Piano di Gestione della futura Riserva della Biosfera e che questo percorso coinvolga enti locali, ordini professionali, associazioni di categoria, organizzazioni sociali, operatori economici e cittadini.

 

Viene inoltre previsto che il Consiglio comunale sia pienamente coinvolto nelle successive fasi del procedimento e informato prima della trasmissione definitiva della candidatura agli organismi UNESCO competenti.

È il punto politico centrale: dopo la nota di Mazzeo, che denunciava il mancato coinvolgimento dell'aula, la Giunta inserisce negli atti proprio la necessità di coinvolgere il Consiglio. Tranchida rilancia la candidatura, ma prova a trasformarla in un percorso più condiviso.

 

Il sindaco ha spiegato che «la candidatura MaB UNESCO non può e non deve diventare terreno di scontro» e che occorre costruire «un confronto serio, plurale e istituzionale».

Il nodo, adesso, non è più soltanto il riconoscimento UNESCO. Il nodo è il metodo: come verrà scritto il Piano di Gestione, chi parteciperà, quali garanzie saranno date alle attività economiche e quale ruolo avrà il Consiglio comunale nelle prossime decisioni.

 

Perché, dopo settimane di scontri, il dibattito sulle Saline di Sicilia sembra essersi spostato da una domanda all'altra: non più soltanto «ci saranno vincoli?», ma soprattutto «chi deciderà il futuro del territorio?».