Ne abbiamo parlato con alcuni membri del Comitato “Salviamo lo Stornello”, che tornano a denunciare quella che definiscono una vera e propria pressione speculativa sul territorio.
Il Comitato nasce da una battaglia precisa: quella contro un progetto di resort in contrada Stornello, una delle aree più incontaminate dell’isola.
“C’era un progetto molto invasivo, una speculazione edilizia su un territorio molto ampio. Siamo riusciti ad aggregare tutto il territorio e a bloccarlo”, spiegano.
Da lì, la mobilitazione si è trasformata in un presidio permanente: non più solo una vertenza, ma un controllo civico su tutto il territorio.
“Un’isola senza regole”
Il punto centrale, secondo il Comitato, è l’assenza di strumenti urbanistici.
“Non abbiamo un piano regolatore, il Pug è ancora da definire e il Pudm non esiste. In questa situazione sull’isola succede di tutto”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: “Costruzioni nei giardini storici, tentativi nei terreni agricoli, una costa che si riempie di chioschi e strutture apparentemente amovibili, ma che restano tutto l’anno”.
Il nodo del silenzio-assenso
Il meccanismo più contestato è quello del silenzio-assenso. “Le autorizzazioni vengono rilasciate senza i pareri di Asp, Sovrintendenza e altri enti. Dopo un certo tempo, il parere si considera automaticamente positivo”.
Un sistema legale, ma che secondo il Comitato rischia di sfuggire di mano: “Il problema non è la legge, ma l’assenza di controllo politico. Senza un Pudm non esiste un limite: possono arrivare centinaia di richieste e non hai strumenti per fermarle”.
“Moratoria subito”
La richiesta è chiara: fermare tutto. “Abbiamo chiesto una moratoria: fino a quando non ci saranno Pug e Pudm, non si deve costruire nulla. Serve l’inedificabilità temporanea del territorio”.
Una misura che, secondo i cittadini, sarebbe l’unico modo per evitare decisioni irreversibili.
Overtourism e rischio ambientale
Il tema non è solo urbanistico. È anche ambientale.
“L’isola è già devastata dall’overtourism. Abbiamo l’area marina protetta più grande d’Europa, ma ci chiediamo: tutti questi scarichi dove andranno? Dove finiranno i rifiuti?”.
E ancora:
“Non si possono concedere 300 concessioni per gazebi che poi restano tutto l’anno. È un’aggressione continua al territorio”.
Il Comitato punta il dito anche sul contrasto tra narrazione e realtà.
“Si celebra il mare, ma i problemi veri non vengono affrontati. Favignana subisce attacchi da quarant’anni e oggi siamo a un punto critico”.
La posizione del sindaco
Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi anche il sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, che ha espresso una posizione netta: è contrario a nuove concessioni demaniali per attività economiche, ritenendo che “non ci sia più spazio” sulle coste dell’arcipelago.
Pagoto ha però sottolineato come molte decisioni dipendano dalla Regione e dai meccanismi autorizzativi, spesso legati proprio al silenzio-assenso.
L’amministrazione punta ora sull’approvazione del PUDM per mettere ordine.
Una battaglia aperta
Il Comitato insiste: senza interventi immediati, il rischio è concreto.“Non è più solo una battaglia ambientalista, è una questione di sopravvivenza dell’isola”.
Perché il pericolo, spiegano, non è un grande ecomostro. Ma qualcosa di più sottile: tanti piccoli interventi, uno dopo l’altro, che cambiano per sempre il volto delle Egadi.
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