Egadi, l’assalto alla costa tra resort mancati e nuove minacce
Favignana si prepara a celebrare la Giornata del Mare, con due giorni di eventi e la presenza del ministro Nello Musumeci. Ma mentre sull’isola si parla di tutela e valorizzazione del patrimonio marino, cresce l’allarme per quello che sempre più osservatori definiscono un vero e proprio assalto alla costa. Nelle ultime settimane è stato sollevato, infatti, l'allarme sulle oltre 300 richieste di concessioni demaniali, molte delle quali riguardano aree di altissimo pregio naturalistico. Un assalto che associazioni, cittadini, politici denunciano, ma che a livello regionale rischia di non essere accolto. Perchè dopo il ciclone Harry, come spesso accade dopo ogni disastro, il rischio di manovre speculative è alto.
L’allarme del Comitato Stornello: “Rischio collasso ecosistemico” La denuncia più dura arriva dal Comitato “Salviamo lo Stornello”, che parla apertamente di rischio di “collasso ecosistemico”. Secondo il Comitato, si è consolidata una prassi pericolosa: “le conferenze di servizi si concludono positivamente tramite il meccanismo del silenzio-assenso”, a causa dell’inerzia degli enti chiamati a esprimere pareri.
Una dinamica che, di fatto, può trasformare il silenzio degli uffici in un via libera automatico anche in aree sottoposte a vincoli ambientali. Viene inoltre segnalata “la sistematica assenza del parere dell’Area Marina Protetta delle Egadi”, che dovrebbe essere vincolante per questo tipo di autorizzazioni.
Strutture temporanee che diventano permanenti Il Comitato denuncia anche un uso distorto delle autorizzazioni stagionali: strutture nate come temporanee resterebbero montate tutto l’anno, diventando di fatto permanenti. Questo impedisce il ripristino naturale dei luoghi, altera il paesaggio e sottrae tratti di costa alla fruizione pubblica.
A ciò si aggiungono criticità infrastrutturali pesanti: assenza di reti fognarie e idriche adeguate, utilizzo di fosse settiche e pozzi privati, con rischi sanitari e ambientali concreti.
La richiesta: fermarsi subito Per queste ragioni il Comitato chiede “l’approvazione immediata di una moratoria temporanea sulle concessioni edilizie e demaniali”, almeno fino all’adozione del Piano Urbanistico Generale e del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo. L’obiettivo è bloccare nuove autorizzazioni in attesa di una pianificazione chiara e sostenibile.
Ciminnisi: “Il silenzio-assenso può diventare un liberi tutti” Sulla vicenda è intervenuta la deputata regionale del M5S Cristina Ciminnisi. “Il boom di richieste di concessioni demaniali lungo le coste siciliane mette in luce un problema generale – afferma –. Il silenzio-assenso, pensato per semplificare, può diventare un automatismo pericoloso”.
Secondo Ciminnisi, senza controlli puntuali “centinaia di chilometri di costa rischiano di essere trasformati senza verifiche reali”. E aggiunge: “Se il silenzio-assenso diventa un liberi tutti, rischiamo un’aggressione senza precedenti a territori sensibili e tutelati”.
Il caso Stornello: una battaglia vinta dai cittadini Il precedente più significativo è quello di contrada Stornello, dove un progetto di resort turistico è stato bloccato. “Se oggi lo Stornello è salvo – ha detto Ciminnisi – lo si deve soprattutto ai cittadini che si sono mobilitati per difendere quell’area”.
Una vicenda che dimostra come il rischio di cementificazione sia concreto e non solo teorico.
La politica locale e il nodo delle autorizzazioni Anche il circolo locale di Fratelli d’Italia ha segnalato alla Regione una situazione “di forte preoccupazione per il futuro ambientale e paesaggistico” delle Egadi, chiedendo verifiche puntuali su tutte le concessioni.
Il sindaco Giuseppe Pagoto ha assunto una posizione chiara: “Non c’è più spazio per concessioni demaniali a fini economici”. Ma ha anche evidenziato i limiti del sistema, dove spesso le decisioni passano da enti regionali e procedure che possono sfuggire al controllo diretto del Comune.
Il rischio delle nuove semplificazioni A complicare ulteriormente il quadro sono le recenti semplificazioni introdotte dalla Regione dopo il ciclone Harry, che accelerano le procedure per il ripristino delle strutture balneari. Misure pensate per sostenere le imprese, ma che secondo molti potrebbero favorire nuove iniziative speculative.
Un equilibrio sempre più fragile Il risultato è un equilibrio instabile tra sviluppo e tutela. Da una parte la pressione turistica e le richieste di investimento, dall’altra la necessità di preservare un ecosistema unico nel Mediterraneo.
E mentre Favignana celebra il mare, resta una domanda aperta: quanto tempo c’è ancora prima che il silenzio diventi cemento.
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