Caso Gentile, altro che “maxi-sequestro”. Ingroia, “Accertamenti sballati”
E’ stato definito un “maxi-sequestro” quello di 500 mila euro ai danni di Massimo Gentile, l’architetto condannato in primo grado con l’accusa di aver prestato la propria identità a Messina Denaro, permettendogli di acquistare una Fiat 500 e una moto.
Ciò che lo renderebbe “maxi” sarebbe prevalentemente collegato ad una casa, valutata circa 400 mila euro ma del valore reale di 140 mila euro. Tra l’altro acquistata dalla moglie con un mutuo che scadrà nel 2053 e con un debito residuo significativo.
Antonio Ingroia, avvocato di Gentile, però non usa mezzi termini nel definire l’operato degli inquirenti, affermando che l’applicazione delle misure di prevenzione sia avvenuta in modo quasi automatico, senza tenere conto della reale provenienza dei beni. “Occorrerebbe usare il bisturi e non l’accetta”, ha dichiarato Ingroia, sottolineando come sia stato colpito anche il patrimonio della moglie, nonostante la separazione dei beni e una fonte di reddito autonoma.
Ma il punto centrale della contestazione riguarda la stima del valore dei beni. “È stata fatta una ricostruzione di tipo deduttivo congetturale sul valore della casa, che sarebbe stato maggiore di quello effettivamente risultante”, spiega l’avvocato.
Gli accertamenti della polizia giudiziaria, avallati dal Tribunale, aggiunge, si basano su “meccanismi di tipo meramente presuntivo che, secondo me, sono sballati anche sul piano economico finanziario”.
Contrariamente all’immagine di una vita nel lusso suggerita dalle cifre circolate sui media, i documenti e le dichiarazioni della difesa tratteggiano una situazione di fragilità economica. Oltre alla casa, c’è una Peugeot 3008, acquistata con un finanziamento e fondamentale per gli spostamenti quotidiani dei tre figli minori. E infine, due conti correnti. Quello della moglie, dove veniva accreditato soltanto lo stipendio da insegnante e piccoli aiuti economici del padre. E quello di Gentile, con una somma tra i 20.000 e i 26.000 euro.
Insomma, numeri abbastanza bassi per un “maxi-sequestro”.
Intanto, la difesa è già al lavoro per smontare l’accusa. È stato nominato un perito per redigere una relazione tecnico-finanziaria che, secondo Ingroia, “smentirà e smonterà l’assunto accusatorio”.
Nell’immediato, l’obiettivo è ottenere un dissequestro parziale per i beni di prima necessità: “Faremo un’istanza di dissequestro urgente, quantomeno parziale, per la posizione della signora relativamente al conto corrente e all’autovettura, perché la macchina costituisce il minimo delle sue esigenze familiari”, ha confermato Ingroia.
Il legale si dice fiducioso anche per l’appello penale: “Sono convinto che si tratti di un errore giudiziario – ha concluso - e che verrà dimostrata l’estraneità dell’architetto Gentile ai fatti contestati”.
Egidio Morici
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