Marsala: l'aiuola di via Sanità, curata dal basso e "affidata" .... dall'alto all'associazione antiracket
C’è una storia piccola, ma significativa, che racconta molto del rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica a Marsala. Non riguarda grandi opere né investimenti milionari, ma un’aiuola. Uno spazio verde tra via Sanità e via Stefano Bilardello che, fino a pochi mesi fa, era poco più che un angolo abbandonato. E che oggi è al centro di una vicenda che solleva più di una domanda. La protagonista è Maria Bertolino, una cittadina che, senza incarichi ufficiali né riconoscimenti formali, dallo scorso agosto ha deciso di prendersi cura di quello spazio, come già in passato si era occupata di un'aiuola nel quartiere Sappusi.
Un impegno quotidiano, silenzioso
Quella della signora Bertolino non è stata un’iniziativa simbolica o sporadica. È stato un lavoro quotidiano, concreto, fatto di presenza e fatica.
«Dallo scorso agosto ho iniziato a curare lo spazio abbandonato di via Sanità. L’ho bonificato da lattine, bottiglie, pezzi di vetro e rifiuti», ci racconta.
All’inizio mancava persino l’acqua. E così, per settimane, la signora Maria ha fatto avanti e indietro con la propria auto, portando taniche per irrigare le piante. Solo dopo è stata riattivata la fontanella.
Armata di attrezzi semplici – una zappetta, forbici, persino un coltello – ha ripulito centimetro dopo centimetro. E mentre lo spazio tornava a vivere, arrivavano anche i primi fiori, piantati uno alla volta. Non era sola, anche se il lavoro era sulle sue spalle. Attorno a quell’aiuola si è creata una piccola comunità: residenti, passanti, bambini. C’è chi ha apprezzato, chi ha donato piantine, chi ha promesso di contribuire.
«Il mio scopo - dice la signora Maria - è quello di stimolare il senso di appartenenza, la partecipazione collettiva, il rispetto e la cura della cosa pubblica sentita come cosa propria». Un’idea semplice, ma tutt’altro che scontata.
Un dono mai accolto
La signora Maria ha anche avanzato una proposta all’amministrazione comunale: donare un albero e una panchina per quella piazzetta, come contributo personale alla riqualificazione. Un gesto che voleva avere anche un valore simbolico: farlo il 30 novembre, giorno del suo compleanno. Ma quella richiesta, racconta, è rimasta senza risposta. «Ho aspettato tanto ma, con mio grande rammarico, sono stata ignorata e non ritenuta neanche degna di una risposta negativa». Un silenzio che pesa, perché non riguarda solo una mancata autorizzazione, ma il riconoscimento – anche minimo – di un impegno civico.
L’affidamento “a sorpresa”
Poi, a febbraio, la svolta. L’aiuola viene ufficialmente affidata all’associazione antimafia e antiracket “La Verità Vive”. E poco dopo compaiono anche due grandi targhe che segnalano la gestione dello spazio. Un passaggio che, almeno formalmente, rientra nelle possibilità dell’amministrazione. Ma che, nel caso specifico, appare difficile da comprendere. Perché quell’aiuola non era più abbandonata. Era già curata. E lo era da mesi.
E soprattutto, come sottolineato, nessuno dei componenti dell’associazione ha mai messo piede e curato quello spazio.
Da qui la domanda, inevitabile: perché assegnare proprio quell’aiuola? Perché non individuare un’altra area bisognosa di intervento, come avvenuto in altri punti della città – da piazza Piemonte e Lombardo a piazza Pizzo – dove associazioni o privati sono intervenuti su spazi effettivamente trascurati?
Il senso di un gesto (e di una ferita)
La questione non è una contrapposizione tra una cittadina e un’associazione. Il punto è un altro: il rischio di mortificare le iniziative spontanee.
«Mi sembra una grave offesa non solo a me ma a tutti i cittadini», conclude amaramente la signora Maria, che rivendica non una proprietà, ma un principio: quello della partecipazione. E infatti non ha mai chiesto l’affidamento ufficiale dell’aiuola. Per scelta. «Ritengo che l’aiuola deve essere di tutti e non mia. Sono contro l’individualismo».
Una posizione che, paradossalmente, si scontra proprio con una gestione “formalizzata” che arriva quando lo spazio è già stato restituito alla collettività.
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