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18/04/2026 06:00:00

Trapani, scontro sull’aula per Elena: intitolazione attesa per il 24 maggio

È diventato un vero e proprio braccio di ferro quello che si è aperto a Trapani attorno all’intitolazione dell’aula multisensoriale del plesso Umberto dell’istituto Ciaccio Montalto a Elena Corsini, la bambina morta il 5 aprile 2025 dopo aver combattuto contro la rara malattia genetica CDKL5. 

 

Da una parte i genitori, con in testa Micaela Ballotta, madre di un compagno di classe di Elena, che parlano di promessa pubblica non mantenuta, mancanza di trasparenza e accesso agli atti negato. Dall’altra la scuola, che nel carteggio ufficiale ribadisce autonomia, rispetto delle procedure e assenza di un obbligo a dare seguito a richieste esterne, soprattutto se prive di un interesse giuridicamente rilevante.


Al centro della vicenda c’è un’aula, ma soprattutto il significato che le viene attribuito. Perché quell’aula non è uno spazio qualsiasi: è il luogo dove Elena ha vissuto la scuola, dove ha costruito le sue conquiste quotidiane nonostante una patologia grave e invalidante. Proprio per questo, dopo la sua morte, nasce un movimento spontaneo di genitori che chiede di legare quel luogo al suo nome.


La tensione cresce nei mesi, tra PEC, richieste formali, dinieghi e ricostruzioni contrapposte. La scuola conferma che la richiesta esiste ed è agli atti, ma nega l’accesso e chiarisce che le raccolte firme – tra l’altro senza documenti di identità – non hanno valore vincolante. I genitori insistono invece sul valore simbolico e su una promessa resa pubblica.
Ad oggi, l’aula non risulta formalmente intitolata. Ma sullo sfondo resta una data: il 24 maggio, giorno del compleanno di Elena. Ed è proprio lì che, secondo quanto emerge, si dovrebbe chiudere questo confronto, con una scelta già maturata all’interno dell’istituzione scolastica.


La mobilitazione dei genitori e la promessa pubblica


La vicenda prende forma a poche settimane dalla morte di Elena. Il 7 giugno 2025, a poco più di un mese dalla scomparsa, viene organizzata a Villa Margherita la “Giornata della Gratitudine”, evento partecipato e sostenuto anche da istituzioni locali, con l’obiettivo di sensibilizzare sulle malattie rare. In quella occasione vengono raccolte 104 firme per chiedere l’intitolazione dell’aula multisensoriale del plesso Umberto alla bambina.


Uno spazio che non è casuale: si tratta dell’ambiente in cui Elena trascorreva gran parte delle sue ore scolastiche, pensato per bambini con bisogni speciali e quindi fortemente legato alla sua esperienza.


La richiesta viene depositata formalmente a scuola. Pochi giorni dopo, il 23 giugno, durante una manifestazione ufficiale dell’istituto, alla presenza della comunità scolastica e delle istituzioni, la dirigente scolastica dichiara pubblicamente che l’intitolazione era stato il suo primo pensiero. Una frase che alimenta l’aspettativa dei genitori e che diventa il punto centrale della contestazione successiva.


Carteggio, dinieghi e la linea della scuola


Nei mesi successivi, però, il percorso non si traduce in atti visibili. A gennaio 2026 viene chiesto il numero di protocollo della pratica: la scuola conferma che il documento esiste, ma non lo comunica. Segue una richiesta di accesso agli atti che viene formalmente respinta.


Nel carteggio ufficiale, la dirigente chiarisce che l’accesso è consentito solo in presenza di un interesse diretto, concreto e attuale, che in questo caso non sussisterebbe. Ribadisce inoltre che la scuola non è tenuta a dare seguito a sollecitazioni provenienti da soggetti esterni e che le raccolte firme non hanno valore amministrativo né vincolante.


La decisione sull’intitolazione, viene spiegato, rientra nella discrezionalità degli organi collegiali e deve rispettare tempi, norme e finalità educative. In questa prospettiva, anche la scelta di evitare un’esposizione pubblica o mediatica rientra in una linea precisa: mantenere il ricordo in una dimensione interna, legata alla comunità scolastica.


Il nodo della memoria: tra forma e significato


Il punto, alla fine, non è solo amministrativo. È il senso stesso del ricordo. Da una parte c’è chi chiede un atto formale, visibile, che riconosca pubblicamente la storia di Elena. Dall’altra una scuola che rivendica un approccio diverso, più discreto, legato ai tempi dell’istituzione e a un’idea di memoria non esposta.


In questo equilibrio si inserisce la soluzione che, secondo quanto emerge, sarebbe già stata individuata: dedicare l’aula il 24 maggio, giorno del compleanno della bambina, con un momento interno e senza cerimonie ufficiali.


La dirigente non rilascia dichiarazioni pubbliche, ma la linea appare tracciata. L’aula, oggi non ancora intitolata, dovrebbe diventare “la stanza di Elena”. Non una targa, non un atto solenne, ma un nome che resta nel quotidiano.
Perché, al di là del braccio di ferro, è proprio questo il punto che resta: quel luogo continua a raccontare una storia. E forse è lì, più che nelle polemiche, che si misura davvero la memoria.