Forza Italia nel caos in Sicilia: congresso congelato, Roma manda un commissario
Stop al congresso di Forza Italia in Sicilia. Il partito non può ridursi a una conta di tessere e, prima ancora di un nuovo braccio di ferro tra correnti, serve una fase di pacificazione interna.
È questa la linea che Marina Berlusconi avrebbe indicato ad Antonio Tajani: cambiare passo, anche e soprattutto nell’Isola.
I malumori accumulati negli ultimi mesi hanno prodotto uno scollamento evidente con una parte dell’elettorato che guardava con favore al partito fondato da Silvio Berlusconi. E, considerato che la famiglia continua a sostenere economicamente la struttura, diventa difficile ignorarne le indicazioni politiche.
Caruso commissariato
Da quando si è insediato come commissario regionale, Marcello Caruso non ha mai goduto di un consenso pieno. Considerato vicino al presidente della Regione Renato Schifani, ha provato a tenere insieme le diverse anime del partito senza riuscirci.
A chiederne il superamento sono stati nomi di peso: Giorgio Mulè, possibile candidato alla presidenza della Regione nel 2027, e l’eurodeputato Marco Falcone.
A pesare è stato anche l’esito del referendum: in Sicilia il centrodestra ha subito una netta battuta d’arresto su una riforma di matrice berlusconiana.
Il congresso previsto per maggio è quindi congelato. In arrivo un commissario da Roma, con il compito — tutt’altro che semplice — di ricucire gli strappi e ristabilire equilibrio.
Le accuse
Tra le principali contestazioni c’è la scarsa rappresentanza forzista nella giunta regionale. Due assessorati chiave, Sanità ed Economia, sono affidati a tecnici — Daniela Faraoni e Alessandro Dagnino — scelta che ha alimentato tensioni interne.
Schifani ha finora preso tempo, ma il nodo politico non è più rinviabile.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il caso di Salvatore Iacolino, accusato di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. La deputata Margherita La Rocca Ruvolo aveva segnalato per tempo criticità legate alla sua figura, restando però inascoltata.
Un passaggio che pesa nei rapporti interni: il partito chiedeva confronto, ma il presidente ha tirato dritto, alimentando ulteriori frizioni.
I nomi
Il 22 aprile, a Roma, lo stato maggiore del partito guidato da Tajani affronterà il dossier Sicilia. Sul tavolo la scelta del commissario chiamato a riportare ordine tra le correnti interne, oggi più orientate allo scontro che alla mediazione.
Tra i nomi in circolazione ci sono Nino Minardo, rientrato da poco in Forza Italia, e Alessandro Battilocchio, presente a Mazara nel febbraio 2026 per sostenere il Sì al referendum.
Ma la rosa potrebbe allargarsi, anche alla luce delle difficoltà del centrodestra sull’Isola.
Sullo sfondo restano le regionali del 2027: una scadenza che incombe e un tempo che, per Forza Italia, non gioca a favore.
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