Un’altra porta che si chiude per Valerio Antonini. E questa volta fa ancora più rumore.
Il Trapani incassa l’ennesima battuta d’arresto sul fronte della giustizia sportiva. La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha respinto il reclamo del club granata, confermando sia l’ammenda da 2.000 euro sia, soprattutto, i 5 punti di penalizzazione da scontare in questa stagione.
Una decisione che pesa come un macigno. Perché arriva dopo il deferimento del 10 aprile del Tribunale Federale Nazionale e riguarda violazioni di natura amministrativa ben precise: il mancato pagamento della quarta e quinta rata dovute all’Agenzia delle Entrate, nell’ambito della rateizzazione concordata a maggio dopo la vicenda dei crediti d’imposta, con riferimento alle scadenze federali del 16 febbraio.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La classifica resta inchiodata: il Trapani, che sul campo aveva conquistato 48 punti – numeri da zona playoff – si ritrova fermo a 23, schiacciato da un totale di 25 punti di penalizzazione.
Tradotto: Serie D.
Una retrocessione già maturata sul campo dopo la sconfitta di Cosenza e adesso ulteriormente blindata anche dalle sentenze. Il derby di domenica contro il Siracusa servirà solo a evitare l’ultimo posto, in una stagione che ha ormai cambiato completamente prospettiva.
Eppure, uno spiraglio – almeno sul piano formale – resta aperto.
L’ultima carta è il ricorso al Collegio di Garanzia del CONI, chiamato a pronunciarsi sia su questa penalizzazione sia su quella precedente, anch’essa da 5 punti e già confermata lo scorso 30 marzo. Sarà l’ultimo grado della giustizia sportiva.
Da lì non si potrà più tornare indietro.
Il Trapani, dunque, resta appeso a un doppio binario: da una parte il campo, che ha già emesso il suo verdetto; dall’altra i tribunali, dove si gioca l’ultima, residua speranza di cambiare il finale di una stagione diventata, settimana dopo settimana, un caso.