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24/04/2026 17:23:00

Lo Curto sulla condanna: "Sentenza non definitiva, richieste ridotte dell'80%"

Dopo l’articolo pubblicato da Tp24 sulla condanna in primo grado nel contenzioso con un ex autista, arriva la replica di Eleonora Lo Curto e del suo legale. L’ex deputata regionale contesta il racconto della vicenda e parla di una rappresentazione “non completa”, rilanciando la sua posizione in vista dell’appello.

 

La vicenda, come raccontato da Tp24, riguarda la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Marsala, Cinzia Immordino, che ha condannato Lo Curto a pagare poco più di 13 mila euro, oltre interessi e rivalutazione, all’ex dipendente Davide Sorrentino. L’uomo, autista tra il 2018 e il 2022, aveva fatto causa sostenendo di avere lavorato oltre le ore previste dal contratto part-time.

 

La sentenza è stata impugnata dalla stessa Lo Curto. La richiesta di sospensiva, però, è stata dichiarata “non ammissibile” dalla Corte d’Appello di Palermo, e il pagamento resta dovuto in attesa del secondo grado, fissato per il 2028.

 

Lo Curto: “Vicenda usata in campagna elettorale”

 

Nel suo intervento, Lo Curto collega la diffusione della notizia al clima politico:
“Rilevo con disappunto che i toni della campagna elettorale trascendono anche su fatti non attuali che vengono rimestati per disonorare la mia persona”.

 

“Richieste monstre, ridotte dell’80%”

 

L’ex parlamentare insiste su un punto che, a suo dire, cambia la lettura del caso:
“Rispetto alle richieste monstre fatte dal mio ex collaboratore, il giudice ha ridotto quanto richiesto dell’80%”.

Una circostanza che, secondo Lo Curto, dimostrerebbe come le pretese iniziali fossero “largamente gonfiate”.

 

Il nodo della sentenza: primo grado e appello

 

Sul piano giudiziario, la linea difensiva punta sulla non definitività della decisione:
“Ho già presentato appello e, avendo la coscienza a posto, ritengo che la Corte d’Appello farà giustizia”.

A rafforzare questa posizione è l’avvocato Duilio Piccione:
“Stiamo parlando di una sentenza di primo grado, non definitiva. Anche sulla residua condanna di circa 13 mila euro riteniamo vi siano evidenti errori nella valutazione delle prove”.

 

La richiesta: “Corretta simmetria informativa”

 

Il legale ha inviato alla redazione una nota chiedendo la pubblicazione integrale della replica, ritenuta necessaria per “ricondurre a una corretta simmetria informativa la narrazione dei fatti”.

Secondo la difesa, infatti, il modo in cui è stata titolata e presentata la notizia rischierebbe di “ingenerare nel lettore un’erronea percezione di definitività e di totale soccombenza”.

 

Le posizioni restano distanti

 

Resta quindi una doppia lettura della vicenda: da un lato la sentenza di primo grado che riconosce differenze retributive al lavoratore; dall’altro la difesa di Lo Curto, che sottolinea il ridimensionamento delle richieste iniziali e punta tutto sull’appello.