Fratelli d’Italia a Marsala: due eletti, ma perde la partita politica
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Fratelli d’Italia a Marsala riesce a piazzare due consiglieri comunali, nonostante la sonora ma annunciata sconfitta della candidata sindaca Giulia Adamo.
Un passaggio è chiaro: Adamo aveva già compreso come sarebbero andate le cose prima ancora della chiusura della campagna elettorale. Non è una donna ingenua e il fatto di essere stata lontana dalla politica per 12 anni non le ha impedito di trovarsi circondata da partiti che l’hanno lusingata e spinta verso una sfida che si è rivelata perdente.
Tra questi partiti c’è Fratelli d’Italia, che è stato per anni in giunta con Massimo Grillo, gestendo il potere e prendendone poi le distanze. Oggi poco importa: il risultato è stato raggiunto non con l’elezione di Francesco Carini, ma con l’assegnazione del seggio a Lele Pugliese, che ha avuto dalla sua quasi tutto il partito. Se Lele Pugliese sarà di maggioranza si capirà nei lavori d’Aula.
Due consiglieri eletti, resta la sconfitta politica
Sostengono di non avere perso, di aver fatto tutto il possibile per mettere insieme le forze elettorali. Il totale dei voti conseguiti è stato di 3.081.
Fratelli d’Italia resta il primo partito d’Italia, ma a Marsala esce dalle elezioni comunali con più interrogativi che certezze. Due consiglieri comunali eletti rappresentano un risultato che consente al partito di mantenere una presenza nell’aula di Palazzo VII Aprile, ma dietro questo dato si nascondono errori politici compiuti durante la tornata elettorale.
La scelta della candidata sindaca si è rivelata sbagliata, maturata all’interno di dinamiche che hanno finito per allontanare il partito da una parte significativa dell’elettorato di centrodestra. Nelle ore successive al voto, il bersaglio sono diventati coloro che hanno deciso di sostenere progetti alternativi. Una lettura che rischia di essere semplicistica.
Prima di accusare chi ha intrapreso strade diverse, sarebbe opportuno interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto pezzi dell’elettorato e della stessa area politica a non riconoscersi nelle scelte compiute da Fratelli d’Italia.
La verità è che il partito marsalese appare lontano dalla capacità di interpretare il territorio che invece il simbolo nazionale continua a dimostrare. A Marsala il partito non è riuscito a trasformare il consenso potenziale in consenso reale.
I due consiglieri eletti rappresentano una base da cui ripartire, ma non possono essere considerati un successo politico. Il centrodestra marsalese continua a perdere terreno e Fratelli d’Italia, che avrebbe dovuto guidarne il rilancio, si ritrova invece a fare i conti con una strategia che non ha prodotto i risultati sperati.
Erice, spine senza rosa
Il lancio della candidatura di Enzo Scontrino non appare così improvvisato come si vorrebbe far credere. C’è una struttura dietro: Scontrino è presidente dello IACP Trapani per incarico politico riconducibile a Raffaele Lombardo (MPA).
Dietro la sua discesa in campo ci sono anche i malumori interni a Fratelli d’Italia, con Livio Marrocco che vorrebbe candidarsi a sindaco, mentre una parte del partito tenta di bloccarlo. Un giovane che cresce viene percepito come una minaccia da chi vuole consolidare la propria posizione politica.
Scontrino diventa così una figura di equilibrio per mettere insieme Fratelli d’Italia, Amo Trapani di Peppe Guaiana, l’MPA e altre forze. Uniti, almeno formalmente, contro il centrosinistra che governa Erice da decenni e che si prepara alle primarie per scegliere il successore di Daniela Toscano.
Ma la spaccatura resta tutta interna a Fratelli d’Italia. Una guerra che va avanti da anni e che si acuisce in vista delle regionali del 2027.
Marrocco ha rilanciato su Facebook denunciando riunioni, strategie e manovre politiche dietro le quinte, parlando apertamente di “solite combriccole” e di un sistema che rischia di riproporsi anche nelle prossime amministrative.
Tutti i nodi
Il dato politico è evidente: emergono divisioni, correnti, personalismi. In alcuni casi il partito segue una linea, in altri pezzi dello stesso mondo politico ne seguono un’altra.
Una condizione che rende difficile parlare di una vera classe dirigente provinciale.
Le amministrative del 2026 lasciano un messaggio chiaro: il problema di Fratelli d’Italia in provincia di Trapani non è il simbolo, che continua a godere di consenso a livello nazionale. Il problema è la gestione politica locale.
Perché si possono perdere le elezioni. Ma quando le sconfitte arrivano in territori diversi, con dinamiche simili e un centrodestra sistematicamente diviso, allora non si tratta più di episodi. Diventa un problema politico che qualcuno dovrà affrontare.
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