Marsala, il centrodestra si consegna alla sconfitta: Grillo corre da solo, Adamo mai in partita
E’ stata una battaglia elettorale a perdere quella affrontata dal centrodestra, e lo sapevano pure loro. Un tentativo disperato quello dei segretari provinciali di partito — e se ne dovranno assumere la responsabilità — di non avere voluto fare sintesi tra Giulia Adamo e Massimo Grillo.
Hanno proiettato tutto sul “Grillo non ci ha concesso gli assessori, ha rimosso questo, ha fatto quello”. Tutto rivendicato in salsa non certamente politica, certi di portare Adamo al ballottaggio e di giocarsi una seconda partita. Accecati da una sola cosa: non dare spazio già a Grillo.
La storia dei numeri racconta ben altro: Grillo da solo ha inseguito Andreana Patti, senza liste di partito altisonanti, senza il sostegno di ministri o segretari regionali. Da solo correva e da solo ha inseguito Patti. Adamo, invece, non è mai entrata realmente in partita durante lo spoglio. Terza è rimasta per tutta la durata dei risultati, pessimi per una donna che è stata “disturbata” per fronteggiare una battaglia contro Grillo. In assenza, peraltro, di altri candidati competitivi.
I segretari provinciali avevano tentato prima la carta di Salvatore Ombra, poi quella di Nicola Fici. Ma entrambe le personalità avevano capito, dopo un po’, che quell’unità di intenti paventata era soltanto di facciata. Tant’è che Ombra ha declinato quasi subito la proposta, mentre Fici, dopo vari tentativi, ha deciso di ritirarsi per evitare che i segretari provinciali, insieme ai vari consiglieri comunali, continuassero a utilizzarlo fino a consumarlo politicamente.
Fici aveva visto giusto: Grillo non si sarebbe ritirato, la sintesi del centrodestra non ci sarebbe stata e la sconfitta era già scritta.
Cosa deve capire il centrodestra
Il centrodestra provinciale oggi è poco più di una somma di simboli svuotati di consenso reale. I voti non si conservano in un cassetto aspettando il momento giusto per tirarli fuori, e la credibilità politica non si ricostruisce affidandosi a figure che sui territori hanno perso quasi tutto quello che c’era da perdere.
A dominare sono stati personalismi, rivalità interne e regolamenti di conti. E infatti gli addetti ai lavori avevano capito da tempo che la partita si stava mettendo male: eventi semi vuoti, poca partecipazione popolare, assenza di entusiasmo. C’erano gli apparati, spesso arrivati dalla provincia, ma mancavano i cittadini. Quindi mancavano i voti.
Il vero paradosso è che una parte del centrodestra è sembrata più impegnata a combattere Massimo Grillo che a vincere le elezioni. E quando una coalizione concentra tutte le sue energie nelle guerre interne, il risultato diventa quasi inevitabile.
L’equazione è semplice: il centrodestra, così com’è, non esiste. Non ci sono nemmeno le macerie. E oggi i segretari provinciali meriterebbero di essere commissariati.
La rivincita di Grillo
Il sindaco uscente, Massimo Grillo, non aveva liste piene di nomi pesanti, non aveva apparati, non aveva padrini politici arrivati da Roma. Nessun ministro, nessun sottosegretario, nessun assessore regionale a sostenerlo.
Eppure Grillo, praticamente da solo, ha inseguito Andreana Patti fino all’ultimo, attestandosi al secondo posto.
Segno evidente che, al netto delle previsioni e delle narrazioni costruite attorno alla sua fine politica, una parte della città ha continuato a riconoscergli consenso e fiducia.
Ed è qui che emerge la domanda più scomoda per il centrodestra: com’è possibile che non abbiano capito che Grillo fosse ancora spendibile elettoralmente, mentre Giulia Adamo non era il profilo su cui costruire una sfida competitiva?
Vecchi rancori e regolamenti di conti politici hanno portato a questo: una sconfitta senza precedenti, che ora apre non tanto alla riflessione quanto alla necessità di ricostruire un centrodestra con figure che non siano avventurieri della politica. Prima con Grillo, poi con Adamo, poi chissà.
Perché la politica è serietà, e la serietà non può prescindere dai comportamenti.
Molti di quelli presenti al comitato di Adamo non hanno spostato nemmeno un voto. Però hanno contribuito a organizzare riunioni sulla disabilità e a parlare di rinnovamento della classe dirigente. Senza voti, senza titoli, ma con la pretesa di guidare una macchina politica.
Il centrodestra ora è Grillo
Diranno che non è così, ma i dati parlano chiaro. I numeri raccontano freddamente che i cittadini hanno scelto un centrodestra diverso da quello rappresentato dai partiti tradizionali, un centrodestra di cui, evidentemente, non vogliono più sentir parlare nelle forme attuali.
È stato controproducente avere a Marsala segretari di partito completamente scollati dal territorio e senza reale contezza della città.
Toni Scilla ha condotto la sua battaglia accanto al candidato Vito Milazzo, smarcandosi dalla segretaria cittadina Elia Martinico. Una battaglia che potrebbe risultare perdente. Se Milazzo non entrerà in Consiglio comunale, perderà anche il ruolo di consigliere provinciale.
La sorpresa dentro Fratelli d’Italia potrebbe invece essere Francesco Carini, che lascerebbe indietro gli uscenti e sposterebbe il baricentro del partito.
Grillo: “Entrerò in Consiglio comunale”
Il sindaco uscente e ricandidato è arrivato secondo. Entrerà in Consiglio comunale, lo ha annunciato ieri durante la conferenza stampa.
Ricostruire il centrodestra è quello che vorrà fare, partendo da soggetti affidabili.
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