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25/04/2026 14:01:00

25 aprile, memoria e divisioni: 81 anni dopo la Liberazione

Sono 81 anni che gli italiani celebrano l'anniversario della Liberazione d'Italia, noto anche come Festa della Liberazione. La ragione è l'affrancamento dall'occupazione nazista e dal fascismo, a coronamento della Resistenza italiana. Dopo l'armistizio di Cassibile, firmato con gli Alleati l'8 settembre 1943, partigiani ed esercito si unirono per cacciare tedeschi e repubblichini.

 

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), presieduto da Alfredo Pizzoni, maggiore dei Bersaglieri, proclamò l’insurrezione generale. Ne facevano parte Luigi Longo ed Emilio Sereni, esponenti del Partito Comunista; Leo Valiani del Partito d’Azione; Sandro Pertini e Rodolfo Morandi del Partito Socialista; Giustino Arpesani del Partito Liberale; Achille Marazza della Democrazia Cristiana. Altri partiti che parteciparono alla Resistenza furono il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), il Partito Repubblicano e Democrazia del Lavoro.

 

Un excursus per rammentare la partecipazione di tutti gli oppositori del regime istituito da Benito Mussolini e Adolf Hitler. Un ventennio in nome di una presunta superiorità antropologica che indottrinava i cittadini come soldati, educati a un solo comandamento: credere, obbedire, combattere.

Ebbene, nonostante i fatti storici, la celebrazione continua a essere divisiva. La conferma la fornisce la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato della Repubblica Italiana Ignazio La Russa, che ha ribadito che, oltre a onorare i partigiani, si recherebbe senza se e senza ma al Campo 10 del Cimitero Maggiore di Milano, noto anche come “Campo dell’Onore”, che ospita oltre mille tombe di militari e civili legati alla Repubblica Sociale Italiana (RSI).

Adesso, la pietas umana è comprensibile, ma esprimerla il 25 aprile, da seconda carica dello Stato italiano, è un atto che appare divisivo, perché manifesta una vicinanza a idee per cui sono morte migliaia di connazionali, contrarie alla democrazia che lo ha condotto a Palazzo Madama. E non va presentato come un gesto di riappacificazione, perché quello vero lo fece Palmiro Togliatti, che permise il rientro nello Stivale di Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano, erede del Partito Nazionale Fascista.

 

Sono 81 anni che si resiste in una nazione che ha vissuto il golpe Borghese, la P2, gli anni di piombo e perfino una pandemia, oltre alla mafia, alla camorra, alla ’ndrangheta e alla Sacra Corona Unita. Resistere è una cifra esistenziale degli italiani. Buona Festa della Liberazione.

 

Vittorio Alfieri



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