A Marsala la polemica sugli “assessori a pagamento” si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la pubblicazione su Tp24 del documento che lega, nella coalizione del campo larghissimo, incarichi in Giunta a contributi economici, arriva la replica della candidata sindaco Andreana Patti.
Patti parla di una ricostruzione distorta (la colpa è sempre di chi scrive, si sa ...) e difende quello che definisce un cambio di metodo. Non un “tariffario” un tanto al chilo per avere un posto al sole in Giunta, ma una scelta di trasparenza. «Quello che viene descritto come uno scandalo è, in verità, un cambio di metodo – dice – Per la prima volta a Marsala si prova a fare politica in modo trasparente: niente cene pagate dal candidato, niente spese coperte senza sapere da dove arrivano i fondi, niente raccolte opache».
Il cuore della sua risposta sta tutto qui: il costo della politica. Patti prova a spostare il piano della discussione. Non più il documento, non più le cifre, ma il sistema che – secondo lei – per anni ha retto le campagne elettorali. «Per anni la politica si è sostenuta anche attraverso consulenze, incarichi e compensi distribuiti dopo il voto. Un sistema in cui il prezzo vero lo pagavano i cittadini, spesso senza saperlo. Io questo sistema non lo accetto».
La candidata insiste su un punto: chi entra nel progetto lo fa consapevolmente. «Non si compra un ruolo – chiarisce – si condivide una responsabilità, anche organizzativa, alla luce del sole». Una linea difensiva, con tanto di stoccata finale: «Capisco che questa impostazione possa sembrare strana a chi è abituato a logiche diverse. E capisco anche che possa essere raccontata male, persino da chi dovrebbe informare. Ma la differenza è semplice: trasparenza prima, o opacità dopo. Io ho scelto da che parte stare».
Resta, però, la domanda che circola in città – e che la replica non cancella: può bastare chiamarla “trasparenza” per cambiare la natura di un meccanismo che lega contributi economici e incarichi politici fiduciari?