×
 
 
28/04/2026 20:00:00

Il doppiopesismo del 25 aprile e la memoria della Repubblica

Il doppiopesismo del 25 aprile è, come sempre, divisivo. Che il “doppio peso e doppia misura” venga esercitato da manifestanti o cittadini non è condivisibile, ma rientra nel gioco delle parti, come narrato nella commedia omonima di Luigi Pirandello, che metaforizza la vita sociale come una recita, dove ognuno indossa una “maschera” o un ruolo fisso. Ma che ciò avvenga da parte di chi rappresenta un’istituzione, nella fattispecie la Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana (PCM), è riprovevole. E ha un peso specifico diverso se si considera che l’attuale PCM ha rivendicato, in un passato recente, la propria identità politica con lo slogan “da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni”.

A perenne memoria: Giorgio Almirante, dal 1938 al 1942, fu segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista “La Difesa della Razza”, pubblicata in seguito alla diffusione del Manifesto della razza del 1938, e a cui collaborò con articoli fin dal primo numero. Successivamente fu funzionario del regime fascista durante la Repubblica Sociale Italiana, per la quale ricoprì la carica di capo di gabinetto al Ministero della Cultura Popolare.

 

Tornando alla Festa della Liberazione di quest’anno, la PCM in un post social ha commentato:

Ricapitolando:
Durante alcune delle manifestazioni per il 25 aprile, cioè manifestazioni che dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione:

  • aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la propria libertà contro un invasore. Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui è stato impedito di partecipare alla manifestazione;
  • sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati;
  • cartelli e targhe in ricordo delle Foibe imbrattati;
  • la Brigata Ebraica insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle Forze dell’Ordine.

 

Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema.

Ebbene, si rammenta che grazie a quella democrazia che Giorgio Almirante non amava, preferendo il regime e la dittatura di Benito Mussolini, quei 100-1.000-10.000 “idioti” hanno espresso una posizione disgustosa, ma non hanno causato la morte di 6 milioni di ebrei né l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale con 445 mila morti italiani, tanto cari alla destra al governo. Una politica plebiscitaria, perché alle uniche elezioni svolte durante il Ventennio, nel 1934, il Partito Nazionale Fascista fu votato da 10.043.875 persone, pari al 99,85% del 96% dei partecipanti. Partito che approvò le leggi razziali.

 

La difficoltà è anche non rammentare che a Roma una coppia con il fazzoletto dell’ANPI è stata raggiunta da due colpi sparati da una pistola ad aria compressa.

Che a Dongo (Como), il 26 aprile, come ogni anno, gli appassionati del Duce, nel luogo simbolo dove il 28 aprile 1945 furono fucilati i gerarchi catturati durante la fuga verso la Svizzera insieme a Benito Mussolini, un centinaio di militanti neofascisti hanno messo in scena il rito del “presente”, accompagnato dal saluto a braccio teso, e poi si sono disposti in file ordinate per la chiamata rituale dei caduti.

 

Che la giornata di commemorazioni è proseguita poi a Giulino di Mezzegra, dove furono fucilati Mussolini e Claretta Petacci. Qui circa duecento nostalgici si sono ritrovati prima a Bonzanigo, davanti a Casa De Maria, per un minuto di silenzio, poi sul sagrato della chiesa per la benedizione del labaro dell’associazione combattenti e reduci della Repubblica Sociale, fino al cancello di Villa Belmonte, dove hanno ripetuto il rito del “presente” con saluti fascisti.

La Repubblica Italiana è probabilmente imperfetta, ma permette la libertà di espressione a tutti. Il doppiopesismo è disonestà intellettuale.

 

Vittorio Alfieri



Native | 25/04/2026
https://www.tp24.it/immagini_articoli/24-04-2026/1777023473-0-studio-vira-per-l-agricoltura-siciliana.jpg

Studio Vira per l'agricoltura siciliana

Il settore agricolo siciliano è riconosciuto come strategico per lo sviluppo economico dell’isola. La transizione ecologica e la tutela della sicurezza alimentare hanno determinato un cambiamento significativo nella...