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30/04/2026 06:00:00

Minorenni ubriachi, cocktail facili e coltelli: scatta l’allarme movida a Trapani

Non è più solo una questione di rumore o di schiamazzi. Nel centro storico di Trapani la movida cambia volto e, secondo residenti e commercianti, il problema oggi ha un nome preciso: minorenni, alcol facile e sicurezza sempre più fragile.

Il racconto parte da una scena concreta. “Fino alle 11 non vedi nessuno, dalle 11 in poi è una giungla”, racconta una ristoratrice della zona della Casina delle Palme. “È pieno di ragazzini, bevono, si siedono nei tavoli e non ti ascoltano nemmeno. Non ti senti mai tranquilla, lavori con l’ansia”.

Ma oggi quel racconto diventa una presa di posizione ufficiale. Per la prima volta, commercianti e residenti si muovono insieme: il comitato degli esercenti guidato da Marina Biondo e il comitato dei cittadini del centro storico hanno inviato una segnalazione congiunta alle istituzioni.

 

La lettera è indirizzata al Gabinetto del sindaco, al Prefetto, al Questore, ai Carabinieri e alla Polizia municipale. E le parole sono nette: la situazione nell’area della Casina delle Palme, davanti alla Banca d’Italia e nelle vie limitrofe è “estremamente grave e fuori controllo”.

Nel documento si parla di un peggioramento progressivo negli ultimi anni, con gruppi di giovani, spesso minorenni, diventati “vere e proprie bande fuori controllo”, tra schiamazzi, provocazioni e occupazione degli spazi pubblici.

Uno dei nodi centrali è quello dell’alcol ai minori. I distributori automatici restano accessibili e, di fatto, aggirabili: basta una tessera sanitaria di un maggiorenne per acquistare birre e bevande anche da parte di giovanissimi. Un sistema semplice, che rende l’alcol facilmente disponibile senza controlli reali.

 

Accanto a questo, si muove un circuito parallelo fatto di ambulanti abusivi e vendite informali. Tra noccioline e arachidi, spuntano mini frigo trasformati di fatto in punti di distribuzione di cocktail e alcolici, senza alcun controllo su età e consumo.

 

Il risultato è sotto gli occhi di chi vive e lavora in zona. I gruppi si fermano per ore, occupano spazi pubblici e privati, utilizzano tavoli e sedie dei locali senza consumare e si spostano tra una strada e l’altra. Le segnalazioni parlano di consumo diffuso di alcol, musica ad alto volume, tensioni e, nei casi più gravi, risse.

Dal lato dei residenti, il quadro è chiaro. “Queste sono cose all’ordine della notte, non del giorno”, spiegano dal comitato cittadini. “Alle due passano sotto casa urlando, e anche con i doppi vetri non dormi”. E il punto più pesante: “Non è un episodio, è la normalità”.

 

Sul tema alcol, la denuncia è diretta: “Il problema principale è l’alcol ai minori: noi non vendiamo, ma qualcuno glielo dà”.

Nella segnalazione inviata alle autorità si parla apertamente anche di sicurezza. “Questi gruppi non solo creano schiamazzi e disordini, ma sono sempre più spesso protagonisti di episodi di violenza, risse e minacce”. E ancora: “Molti di questi soggetti circolano armati di coltello, aumentando il rischio per l’incolumità pubblica”.

 

Il problema riguarda anche il lavoro. “Occupano tavoli, sedie e arredi dei locali e reagiscono con atteggiamenti provocatori e minacce”. Una situazione che si traduce in perdita di clientela e in un clima di tensione costante.

Le richieste dei due comitati sono precise: presidio costante delle forze dell’ordine anche nelle ore notturne, controlli sui distributori automatici, contrasto all’abusivismo e interventi concreti per riportare sicurezza e decoro urbano

 

Nella lettera si legge chiaramente: “La situazione ha ormai superato ogni livello di tollerabilità e richiede un intervento immediato e deciso”.

Intanto, a pochi giorni dalla segnalazione, un primo segnale è arrivato: da sabato scorso è stata rafforzata la presenza di pattuglie e militari in piazza Garibaldi, a pochi passi dall’area più critica.

Ma per residenti e commercianti non basta. Ora attendono una risposta formale e un incontro con le autorità. E avvertono: senza interventi strutturali, le segnalazioni continueranno. Perché il rischio, dicono, è che quello che oggi viene denunciato diventi semplicemente la nuova normalità del centro storico.

 



Native | 25/04/2026
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