Funtanazza, quasi mille firme contro la privatizzazione: sit-in davanti all’ex Provincia
Nessuna risposta dopo trenta giorni. E così la mobilitazione cresce. La Rete “Funtanazza Bene Comune” torna a farsi sentire e annuncia un presidio per mercoledì 6 maggio alle 11.30 in piazza Vittorio Veneto, davanti alla sede dell’ex Provincia di Trapani, per consegnare le firme raccolte contro la privatizzazione dell’area.
La petizione ha raggiunto in poche settimane quasi mille adesioni, segno – secondo i promotori – di un interesse diffuso e di una richiesta chiara da parte della cittadinanza: fermare l’iter in corso e aprire un percorso condiviso per il futuro della Funtanazza.
Al centro della protesta c’è il silenzio delle istituzioni. La rete di associazioni e comitati ricorda di aver inviato lo scorso 30 marzo una diffida con richiesta di sospensione della procedura, accesso agli atti e proposta di co-progettazione per realizzare un Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale. Ma, denunciano, “non è arrivata alcuna risposta”.
Nella lettera aperta indirizzata al presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, i promotori parlano di una “condizione di crescente fragilità” del territorio, aggravata dalla crisi climatica, dall’aumento delle temperature e dal rischio incendi. Vengono segnalate criticità come la presenza di rifiuti, la mancanza di interventi strutturali nelle riserve naturali e l’assenza di spazi sicuri per affrontare le ondate di calore.
“La Funtanazza – scrivono – è stato uno spazio che in passato ha permesso attività di tutela e partecipazione. È lì che abbiamo immaginato un centro dedicato alla protezione e all’educazione ambientale”.
La richiesta, ribadiscono, non è uno scontro ma un’apertura al dialogo: “Non chiediamo soluzioni immediate a problemi complessi, ma ascolto, presenza e collaborazione”.
L’appuntamento del 6 maggio sarà quindi un momento di pressione pubblica ma anche, nelle intenzioni dei promotori, un’occasione per ottenere un confronto diretto con le istituzioni. Perché, avvertono, “il tempo per intervenire c’è ancora, ma non è infinito”.
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