×
 
 
02/05/2026 14:08:00

Gibellina, i battiti della comunità risuonano sul Cretto di Burri

A Gibellina il battito del cuore diventa un gesto pubblico. Domenica 17 maggio, dalle 17, il Cretto di Burri ospita “Battiti al Cretto”, progetto dell’artista Federika Ponnetti inserito nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

L’iniziativa porta sul Grande Cretto un percorso iniziato nel 2022 e costruito nel tempo con la comunità. Ponnetti ha coinvolto 322 bambini dell’Istituto comprensivo “G. Garibaldi - G. Paolo” e diversi cittadini in laboratori di ascolto, relazione e memoria.

Il punto di arrivo sarà una performance collettiva sul luogo più simbolico di Gibellina vecchia: l’opera realizzata da Alberto Burri sulle macerie del paese distrutto dal terremoto del Belìce del 1968.

Non è un semplice evento performativo. È un lavoro sul rapporto tra arte, trauma e appartenenza. A Gibellina, più che altrove, ogni intervento sullo spazio pubblico deve fare i conti con una domanda: come si abita una memoria che non passa?

Il Cretto e la ferita della città

Il Grande Cretto è una delle opere più note della land art italiana. Burri lo realizzò tra gli anni Ottanta e Novanta sulle rovine di Gibellina vecchia, trasformando le macerie del terremoto in una grande superficie bianca attraversata da fenditure.

Quelle fenditure ripercorrono l’antico impianto viario del paese. Dove un tempo c’erano case, strade e cortili, oggi resta una forma monumentale che custodisce l’assenza.

Per questo il Cretto non è mai stato solo un’opera da visitare. È anche un luogo controverso, abitato da interpretazioni diverse. Per alcuni è un grande monumento alla memoria. Per altri, soprattutto tra chi aveva vissuto quelle macerie come parte della propria storia familiare, è stato anche un gesto difficile da accettare.

Ponnetti parte da questa tensione. L’artista ricorda che, quando l’opera fu presentata, molti abitanti non la approvarono, percependola come un’usurpazione delle proprie macerie.

“Battiti al Cretto” prova a tornare lì, non per chiudere quella discussione, ma per attraversarla con un gesto semplice: ascoltare il cuore, il proprio e quello degli altri.

I laboratori con i bambini

Il progetto è iniziato nel 2022 e ha preso forma attraverso incontri con la comunità.

Una parte importante del lavoro ha coinvolto 322 bambini dell’Istituto comprensivo “G. Garibaldi - G. Paolo”. Ogni classe ha partecipato a un laboratorio di ascolto reciproco del battito del cuore.

I bambini e i ragazzi si sono seduti in cerchio, secondo un metodo ispirato alla maieutica di Danilo Dolci. Hanno ascoltato il proprio cuore e quello dei compagni, condividendo un gesto intimo, fatto di silenzio, sguardi e attenzione.

“In un’epoca in cui ci nascondiamo dietro schermi e identità digitali, è un modo per imparare ad ascoltarsi”, spiega Ponnetti.

L’aspetto educativo è centrale. Il progetto non usa i bambini come comparse di una performance, ma li coinvolge in un percorso di consapevolezza. Prima di arrivare al Cretto, il lavoro passa dal corpo, dalla relazione e dalla capacità di stare in ascolto.

Una sedia da casa al Cretto

La performance del 17 maggio prevede un gesto preciso: salire sul Cretto portando una sedia dalla propria casa di Gibellina Nuova.

La sedia è un oggetto comune, domestico, quotidiano. Portarla sopra il Cretto significa spostare un frammento della vita privata dentro un luogo pubblico della memoria.

È un gesto minimo, ma carico di significato. La nuova Gibellina, costruita dopo il terremoto, incontra la vecchia Gibellina, sigillata nell’opera di Burri. La casa contemporanea entra nello spazio della perdita.

I partecipanti saranno collegati da fili che, attraverso altoparlanti, trasmetteranno le vibrazioni dei battiti del cuore. Ne nascerà una risonanza collettiva, una trama sonora fatta di corpi presenti, non di parole.

Il cuore diventa così una misura diversa del tempo. Non quello della storia ufficiale, non quello delle commemorazioni, ma quello fisico di una comunità che torna nel luogo della frattura.

Arte pubblica e comunità

“Battiti al Cretto” rientra nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, la prima città italiana a ottenere questo riconoscimento del Ministero della Cultura. Il dossier vincitore, “Portami il Futuro”, punta su rigenerazione urbana, creatività contemporanea e costruzione di una visione condivisa del futuro.

Il progetto di Ponnetti si inserisce bene in questa cornice perché lavora su uno dei nodi più delicati di Gibellina: il rapporto tra arte e comunità.

Dopo il terremoto del 1968, la città è stata ricostruita anche attraverso il contributo di artisti, architetti e intellettuali. Ne è nata una delle esperienze più singolari del Novecento italiano: una città nuova attraversata da opere d’arte pubblica, piazze, sculture, architetture, segni monumentali.

Ma questa storia porta con sé anche una domanda aperta. L’arte può ricostruire un legame? Può aiutare una comunità a riconoscersi dopo una rottura? Oppure rischia di sovrapporsi alle ferite senza risolverle?

Il lavoro di Ponnetti non offre una risposta definitiva. Propone una pratica. Fa incontrare i cittadini, li mette in ascolto, li porta sul Cretto non come spettatori, ma come parte dell’opera.

Il video e il documentario

“Battiti al Cretto” diventerà anche un video d’artista, che sarà presentato in anteprima nel programma ufficiale di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

Dal progetto nascerà inoltre un documentario prodotto da Zoom srl, sostenuto dalla Direzione Cinema del Ministero della Cultura e dall’Emilia-Romagna Film Commission.

Alle riprese hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Salvatore Sutera, alcuni consiglieri comunali, Francesca Corrao e le ricamatrici di Gibellina coinvolte nel progetto “Artensis” di Antonella Corrao.

La dimensione audiovisiva permetterà al progetto di restare oltre la giornata del 17 maggio. Documentare, in questo caso, non significa soltanto registrare una performance. Significa conservare un processo: incontri, laboratori, voci, esitazioni, adesioni, domande.

Una tensione ancora aperta

“Oggi molte comunità affrontano guerre, migrazioni forzate e crisi identitarie. Riunire Gibellina attorno a un lavoro artistico partecipato significa affrontare una tensione irrisolta”, dice Ponnetti.

È un passaggio che allarga il discorso oltre Gibellina. La città del Belìce diventa un luogo da cui leggere questioni più ampie: lo sradicamento, la perdita della casa, il bisogno di appartenenza, la difficoltà di ricostruire dopo una frattura.

Il terremoto del 1968 appartiene alla storia siciliana, ma il tema della comunità costretta a ricominciare riguarda molti luoghi del presente. Guerre, crisi climatiche, migrazioni e trasformazioni urbane continuano a produrre distacchi, spostamenti, identità ferite.

Dentro questo quadro, il Cretto resta un luogo necessario. Non cancella la perdita. La rende visibile.

“Battiti al Cretto” interviene su questa visibilità con un gesto fragile e concreto. Non promette una riconciliazione facile. Chiede ai partecipanti di esserci, portare una sedia, ascoltare un cuore, accettare il silenzio.

Le informazioni utili

“Battiti al Cretto” si svolgerà domenica 17 maggio, dalle 17, al Cretto di Burri, a Gibellina vecchia.

Il progetto è ideato dall’artista Federika Ponnetti e rientra nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

La performance è il punto di arrivo di un percorso avviato nel 2022, che ha coinvolto 322 bambini dell’Istituto comprensivo “G. Garibaldi - G. Paolo” e diversi cittadini.

I partecipanti saliranno sul Cretto portando una sedia dalla propria casa di Gibellina Nuova. I battiti del cuore saranno trasmessi attraverso un sistema di fili e altoparlanti, costruendo una risonanza collettiva.

A Gibellina l’arte contemporanea torna così nel punto più complesso della sua storia pubblica: il rapporto tra la città nuova, la città perduta e una comunità che continua a interrogare le proprie radici.

 

Ines D’Orazio