C’è una musica che resta ferma per anni, ma non si perde. Aspetta. Poi torna a camminare. È il caso di “Terra”, il nuovo brano di Gregorio Caimi, pubblicato dall’etichetta romana Cultural Bridge Musica e Libri e disponibile da oggi su Spotify.
Il pezzo nasce alla fine degli anni Novanta, in un periodo di concerti, viaggi e notti nei pub di tutta la Sicilia. Anni di gavetta vera: strumenti in spalla, chilometri, palchi piccoli, mattine troppo vicine alle notti.
In quel vortice, racconta Caimi, arrivò una melodia: “una linea semplice e ostinata”, accompagnata da un’armonia che allora sembrava difficile perfino da spiegare. Ma c’era. E chiedeva spazio.
“Terra” come spartiacque
Per Caimi, “Terra” rappresenta uno dei primi passaggi decisivi: da una parte le cover, la strada, l’esperienza maturata sera dopo sera; dall’altra il desiderio di scrivere qualcosa di proprio, autentico, riconoscibile.
È uno dei semi da cui sarebbero nati diversi progetti originali, tra cui I Musicanti, e quella ricerca artistica che ancora oggi attraversa il suo percorso musicale.
Il solo nato durante il Covid
Il brano porta con sé anche un’altra stagione: quella del Covid. Il solo è stato registrato proprio in quel periodo, quando fuori dominava un silenzio irreale e la musica diventava un modo per resistere.
Caimi ha scelto di lasciarlo nudo, essenziale, senza aggiungere troppo. Dentro ci sono fragilità, sospensione, memoria. E quella tenacia tutta particolare delle cose che, prima o poi, trovano la loro strada.
Oggi “Terra” esce e torna a camminare. Anche se, a ben vedere, non si era mai davvero fermata.