Internet compie 40 anni, l’IA corre: “Serve un nuovo umanesimo digitale”
Internet in Italia compie quarant’anni. L’intelligenza artificiale, intanto, corre più veloce delle regole. E mentre a Pisa si celebra il primo collegamento italiano alla rete, a Erice si prova a capire come governare la nuova rivoluzione tecnologica, tra quantum computing, cybersecurity, medicina digitale e alfabetizzazione dei cittadini.
Due luoghi, un unico tema: la tecnologia cambia tutto. Ma la domanda resta la stessa: siamo noi a guidarla o ci stiamo facendo portare a spasso?
Anastasi: “Internet ha cambiato il nostro modo di vivere”
A raccontare questi quarant’anni è il professore Giuseppe Anastasi, marsalese, docente all’Università di Pisa e delegato del rettore per la transizione e l’innovazione digitale.
Intervistato da Tp24, Anastasi ha ricordato il valore simbolico di Pisa, città da cui partì la storia di Internet in Italia. “Sono qui al Cnr, dove si celebra ufficialmente questa ricorrenza. Questi quarant’anni hanno trasformato profondamente il nostro modo di vivere, di relazionarci, persino di pensare”.
Banche, viaggi, commercio elettronico, sanità: non c’è settore che non sia stato rivoluzionato dalla rete. Una trasformazione così profonda che oggi esistono generazioni nate già dentro Internet, incapaci quasi di immaginare un mondo senza connessione.
“Spegnere Internet non serve. Serve educare”
Ma Internet non è stato solo progresso. Ha portato anche odio, disinformazione, truffe, dipendenze digitali, poteri economici enormi e spesso poco controllati.
Anastasi però non crede alle provocazioni del tipo “spegniamo Internet per un giorno”. “Sarebbe poco utile se restasse un’iniziativa isolata. Quello che serve davvero è educazione alle tecnologie digitali, alfabetizzazione all’intelligenza artificiale, consapevolezza dei rischi e delle opportunità”.
Ed è qui che il discorso su Internet diventa immediatamente discorso sull’Ia. Perché, spiega il professore, “stiamo rischiando di ripetere con l’intelligenza artificiale gli stessi errori fatti con Internet: poca educazione, poca regolazione, molta rincorsa alle conseguenze”.
A Erice la scuola internazionale sull’Ia
Lo stesso tema è al centro dell’iniziativa avviata a Erice dalla Ettore Majorana Foundation and Centre for Scientific Culture, con la scuola internazionale “Technology and Law”, dedicata al rapporto tra innovazione e regole.
A volerla è stato il professor Antonino Zichichi. Il corso è diretto da Pier Paolo Menchetti, chirurgo e ricercatore, presidente del Center of Advanced Studies for Artificial Intelligence, insieme a Ingengere Tedesco Auei Lehmann.
L’idea è chiara: l’intelligenza artificiale corre, ma le regole devono correre almeno abbastanza da non arrivare sempre con il fiatone.
A Erice si parla di fisica, medicina, diritto, cybersicurezza, protezione dei dati e quantum computing. Non un convegno teorico, ma una scuola per mettere insieme scienziati, giuristi ed esperti di tecnologia.
Dagli assistenti agli agenti: il 2026 sarà l’anno dell’Ia che agisce
Anastasi guarda già alla prossima frontiera: gli agenti di intelligenza artificiale.
“Gli assistenti, come ChatGPT o Gemini, rispondono a una domanda. Gli agenti invece ricevono un obiettivo e agiscono: organizzano un viaggio, rispondono alle email, interagiscono con agenda, posta elettronica, carta di credito”.
Uno scenario ricco di opportunità, ma anche inquietante. Perché quando l’Ia non si limita più a suggerire, ma comincia ad agire, il tema non è solo tecnologico. È politico, giuridico, educativo.
Quantum, energia, medicina: il futuro è già qui
A Erice si guarda anche oltre. Il futuro, spiegano gli organizzatori, passa dal quantum computing, dalla quantizzazione della tecnologia, dalla medicina applicata ai dati. E anche dall’energia, perché l’intelligenza artificiale consuma sempre di più e richiede scelte nuove su infrastrutture, sostenibilità e investimenti.
Il percorso formativo continuerà nei prossimi mesi e tornerà a Erice dal primo al 6 settembre 2026.
La sfida: tecnologia al servizio dell’uomo
Alla fine, il punto è sempre lo stesso. Internet ci ha cambiati. L’intelligenza artificiale ci cambierà ancora di più. La differenza la farà la capacità di non subirla.
“Le tecnologie trasformative hanno sempre due facce”, dice Anastasi. “Offrono grandi opportunità, ma introducono anche rischi. La sfida è fare in modo che restino in ambito umano, a supporto dell’uomo e non contro l’uomo”.
Un nuovo umanesimo digitale, insomma. Che detta così sembra una formula elegante. Ma è una cosa molto concreta: imparare a usare le tecnologie prima che siano loro a usare noi.
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