Le bandiere hanno continuato a sventolare sui balconi come simbolo di appartenenza, ma anche come punto di riferimento per i ragazzi.
Ho visto decine di club provenienti da paesi diversi, centinaia di piccoli atleti pronti a dare l’anima su ogni pallone, sostenuti da genitori e accompagnatori che non hanno smesso un attimo di incitarli e sostenerli.
Non so neppure io a quante partite ho assistito.
Il cinque alto dopo ogni match, i “Ciao Mister” urlati con rispetto e stanchezza.
I cori incessanti per accogliere chi tornava dal campo con un risultato positivo in tasca.
E poi i tuffi liberatori in piscina per scaricare la tensione accumulata.
L’app per restare sempre aggiornati sui risultati dei vari gruppi, con un occhio alla classifica, sperando in un piazzamento migliore o in un’altra partita ancora da giocare.
Le distinte, quante distinte.
La Trinacria Cup 2026, tra Licata e Ravanusa, si è conclusa da poche ore, ma l’adrenalina è ancora lì, inarrestabile.
È stata un’esperienza unica, resa possibile dalla straordinaria partecipazione della Garibaldina Marsala, capace di trascinare tutti noi genitori – ma proprio tutti – in un vortice costante di emozioni.
Siamo stati un gruppo numerosissimo, immenso, unito e affiatato tra i viali del Serenusa Village, ma anche fuori, in attesa del risultato che doveva arrivare da qualche chilometro di distanza, facendo il tifo per ogni categoria, dalla più piccola alla più grande.
E poi l’urlo liberatorio quando il risultato sperato arrivava al telefono.
Mancherà la colonna sonora magica: l’inno della Garibaldina, per distacco il più bello di tutti, cantato da noi genitori e dai piccoli campioni a squarciagola durante i pranzi e le
cene al ristorante, coinvolgendo con quelle note cariche di passione tutti gli altri.
Mancheranno altrettanto le parole di uso ormai quotidiano.
Le voci dei genitori: “Gli allacci le scarpe?” – “Gli butti un po’ d’acqua in testa?”
E, poi, le indicazioni dei Mister: “Me lo carichi un attimo l’attaccante?” – “Passala al compagno vicino”.
E le risposte inappellabili degli arbitri: “Ma se non l’ho visto” – “… per me c’era tutto”.
Questo è lo sport dei ragazzi.
È il calcio di chi indossa una maglia e, per un istante, si sente già grande.
Ho visto la gioia nei loro occhi per una finale vinta e le lacrime per un percorso interrotto troppo presto.
C’è chi ha esultato (tanti), chi ha pianto per la sconfitta, chi è caduto a terra sfinito e chi ha avuto il coraggio di calciare i rigori decisivi.
È vero: ce lo diciamo sempre noi grandi, a questa età non conta il risultato.
E probabilmente è giusto così: la passione, del resto, non conosce mezze misure.
Ma tornare a casa con un legame così forte tra tutti gli atleti, dal più piccolo al più grande, e con un ricordo che resterà loro vivo a lungo… beh, questa è la vittoria più bella per tutti.
È la vittoria della Garibaldina Marsala, a cui va il mio GRAZIE, anzi il nostro GRAZIE da genitori.
Gaspare, papà di Michele