Scena choc a piazza Lucatelli: ragazzi sulla fontana durante la movida
La scena è chiara, documentata in più immagini. Una bambina e un paio di ragazzini entrano dentro la fontana – oggi senz’acqua – davanti a Palazzo Lucatelli. Non si fermano al bordo. Si arrampicano fino a salire sulla statua del cavalluccio, arrivando a sedersi a cavalcioni.
Tutto avviene in mezzo alla gente. Attorno alla fontana ci sono tavoli, sedie, clienti seduti. Il locale, che proprio in queste sere avvia la stagione con musica dal vivo dalle 22 per intrattenere, è pieno di ragazzi e famiglie che bevono e ascoltano. Il suolo pubblico è gestito dai locali. La serata scorre come se nulla fosse.
Eppure, a pochi metri, la scena è evidente. I ragazzi si muovono dentro la vasca, salgono sulla struttura, toccano la statua. Nessuno interviene. Nessuno ferma quel gesto.
Sul lato sinistro, una donna osserva con il cellulare in mano. Riprende. Filma la scena mentre i due salgono sul cavalluccio. Non li richiama, non li fa scendere.
Forse è la madre. Forse un persona che 'immortala' l'atto vandalico.
A segnalare quanto accaduto in tempo reale, il Comitato cittadino del Centro Storico di Trapani.
Non un episodio isolato, ma una normalità che si consuma sotto gli occhi di tutti. Il monumento diventa un gioco, un palco improvvisato, un oggetto da usare senza alcun rispetto.
La fontana del cavalluccio è uno degli elementi più riconoscibili della piazza, già segnata dal tempo e con addosso i segni evidenti del tempo. Una struttura fragile, esposta, che oggi viene utilizzata senza alcun rispetto. Salire sulla statua significa caricarla di peso, sollecitare parti che non sono fatte per questo, aumentare il rischio di danni permanenti.
E proprio su quella fontana, già in passato, si era aperto un dibattito. I gestori dei locali si erano proposti di far ricostruire la testa e le zampe dall’artista Colomba di Trapani, per restituire dignità a un simbolo della piazza. Perché quella statua è già stata deturpata. Si narra che la testa sia stata addirittura buttata al porto per una bravata.
Oggi la scena si ripete, sotto altre forme. Non più un gesto isolato, ma un uso continuo e senza regole.
E allora la domanda resta aperta: mentre si discute di decoro, arredi e movida, chi tutela davvero il patrimonio?
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