Il “dopo esclusione” del Trapani Shark continua a giocarsi lontano dal parquet. E, ancora una volta, nelle aule della giustizia sportiva. Il 4 maggio 2026, infatti, il Collegio di Garanzia dello Sport ha ricevuto un nuovo ricorso presentato congiuntamente da Valerio Antonini e dalla Trapani Shark SSDARL contro la Federazione Italiana Pallacanestro.
Un altro capitolo di una vicenda che, ormai, ha assunto i contorni di una lunga battaglia legale, più che sportiva.
Il cuore del ricorso: sanzioni e “frode sportiva”
Il ricorso riguarda la decisione della Corte Federale d’Appello FIP del marzo scorso, che aveva confermato:
- 2 anni di inibizione per Valerio Antonini (fino al 30 dicembre 2027)
- 3 punti di penalizzazione per la Trapani Shark
Le sanzioni derivano dal deferimento del 10 dicembre 2025, con cui la Procura federale aveva contestato alla società e al suo presidente violazioni legate:
- agli obblighi previsti per l’iscrizione al campionato di Serie A
- alla correttezza delle dichiarazioni economico-finanziarie
- alla presunta configurazione di frode sportiva (art. 59 del Regolamento di Giustizia FIP)
In sostanza, secondo gli organi federali, la società avrebbe presentato una situazione amministrativa non conforme ai requisiti richiesti per partecipare al campionato.
La linea difensiva: niente frode, ma (forse) irregolarità
Nel ricorso, Antonini e la società chiedono al Collegio di Garanzia di:
- annullare completamente le decisioni federali, ritenute viziate da errori di diritto e da carenze motivazionali
- oppure, in subordine, ridimensionare l’accusa, escludendo la frode sportiva e riclassificando i fatti come semplici violazioni dei doveri di correttezza
Un passaggio chiave è proprio questo: la difesa insiste sull’assenza di dolo, cioè dell’intenzione fraudolenta, elemento necessario per configurare un illecito grave come quello contestato.
Se questa linea dovesse essere accolta, cambierebbe tutto: non solo la qualificazione giuridica dei fatti, ma anche il peso delle sanzioni.
I punti contestati: prove, debiti e procedura
Nel dettaglio, il ricorso mette in discussione diversi aspetti del procedimento:
- l’uso di documenti “extra-fascicolo”, ritenuti non legittimamente acquisiti
- la qualificazione del debito residuo (uno dei nodi centrali dell’intera vicenda)
- il rispetto del contraddittorio e dell’immutabilità delle contestazioni
- la mancata sospensione del procedimento disciplinare in presenza di altre questioni pendenti
È, insomma, un attacco tecnico, articolato e mirato a smontare il percorso seguito dagli organi di giustizia sportiva.
Un’altra tappa di una guerra lunga mesi
Questo nuovo ricorso si inserisce in una sequenza ormai nota:
- penalizzazioni in classifica
- blocco del mercato
- deferimenti a catena
- partite “farsa” giocate con roster ridotti
- esclusione dal campionato di Serie A
- rigetto dei ricorsi in sede sportiva
- apertura del fronte nella giustizia ordinaria e amministrativa
Adesso, ancora una volta, si torna al CONI, ultimo grado della giustizia sportiva.
Cosa può succedere
Le possibilità sono tre:
Rigetto del ricorso, con conferma definitiva delle sanzioniAccoglimento parziale, con rinvio alla FIP per rideterminare le sanzioniAccoglimento pieno, con annullamento delle decisioni precedentiÈ difficile immaginare effetti immediati sul piano sportivo, visto che la stagione è ormai archiviata. Ma il peso della decisione sarà enorme sul piano giuridico ed economico, soprattutto in vista delle richieste risarcitorie annunciate da Antonini.
Il paradosso finale
La sensazione è che il Trapani Shark continui a esistere, ma in una dimensione parallela: non più quella del campo, ma quella delle carte bollate. Dove le partite non si giocano in quattro minuti e undici secondi, ma durano mesi. E dove il risultato, stavolta, lo decide un collegio. Non un arbitro.