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06/05/2026 06:00:00

Castelvetrano, la "città ideale" degli architetti per il nuovo PUG

Quella che l'Ordine degli Architetti ha messo sul tavolo del Comune di Castelvetrano è, prima di tutto, una sfida per l’immaginazione. Una proposta (o, meglio, un «progetto di rinascita») che tenta di fornire una direzione nuova – quasi un nuovo modo di abitare i nostri luoghi – e che arriva mentre Castelvetrano si interroga sul suo futuro, e avvia l’iter per il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG).


 

Si potrebbe parlare di un sogno ambizioso, di quelli che oggi servono – specie in una cittadina che ha bisogno di ripensarsi, di ritrovare un suo senso. Un sogno al cui centro c’è quello che gli esperti immaginano come il “Triangolo della bellezza”, in una geometria che legherebbe tra loro il centro storico, la stazione e le borgate marinare.

 

L’idea, spiega l’Ordine degli Architetti della provincia, è quella di superare «la storica frammentazione del territorio» per «ricomporlo in un organismo unitario e resiliente». In questo scenario, la Stazione Ferroviaria di Castelvetrano diventerebbe così un hub moderno, vero motore di una mobilità sostenibile pensata per alleggerire il traffico su strada verso il litorale. Il centro storico, invece, viene immaginato come un ‘Campus Culturale’, «dedicato alla ricerca, ll’ospitalità diffusa e alla nuova linfa demografica».

E le proposte per Selinunte e Triscina non sono da meno. Mentre il Parco Archeologico si trasforma un punto di contatto tra Marinella e Triscina, «una cerniera fisica», percorribile in bicicletta, il litorale di Triscina dovrebbe evolvere in un Grande Parco Lineare Dunale. Qui, la scommessa è la riconversione degli immobili idonei in «presidi pubblici» al servizio della collettività.

Il piano tocca però anche altri punti, non meno determinanti per il futuro economico della cittadina. Gli architetti, infatti, puntano i riflettori sulle eccellenze del comparto agroalimentare (l’olio, il pane nero e così via). Il paesaggio agricolo dovrebbe perciò essere ‘riorganizzato’ in una risorsa turistica visitabile, nonché in un centro di economia circolare, un «piccolo polmone verde». E c’è spazio anche per la transizione ecologica, che andrebbe bilanciata – secondo la proposta degli esperti – «con la salvaguardia del suolo».

Torna poi il progetto Urban Center, progetto che ha attraversato diverse stagioni amministrative e che, in questa visione, viene riproposto come nuovo cuore pulsante di Castelvetrano. Un centro immaginato come «un osservatorio permanente e un laboratorio di ascolto attivo». E che dovrebbe funzionare come luogo di incontro tra i cittadini e le amministrazioni.

 

Ma Castelvetrano è pronta a questa rivoluzione?

Quanto è pronta la Castelvetrano di oggi a sostenere una trasformazione così radicale? Leggendo tra le righe di questa ‘città ideale’, la domanda sorge spontanea.

Qui non sono soltanto le proposte a essere ambiziose; anche in linguaggio gioca la sua parte. Parlare di «mobilità sostenibile» e «hub intermodali», in un contesto infrastrutturale che oggi fatica a garantire i servizi minimi, richiede un salto logico e strutturale non indifferente.

Certo la proposta dell’Ordine degli Architetti ha l'indubbio merito di aver alzato l’asticella. Del resto, non sono i sogni che ci mancano, né tantomeno le ambizioni. Ma per farne cosa concreta serve molto di più: da una macchina amministrativa che sia all’altezza, a una politica che sappia sfruttare l’opportunità. 

 

Si potrebbe sempre obiettare che non è l’architettura alla base dei problemi di questo pezzo di Valle del Belice. Ma nuovi spazi possono disegnare nuove dinamiche sociali. E forse è anche di questo che una cittadina come Castelvetrano ha bisogno oggi.


 

Daria Costanzo
 



Native | 25/04/2026
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