Marsala, don Francesco Fiorino: "Il Centro "I Giusti di Sicilia" non può restare chiuso"
Il centro socio-educativo “I Giusti di Sicilia” di Marsala è chiuso dallo scorso anno. Una chiusura dovuta all’inagibilità di alcuni immobili confinanti, ma che, a distanza di sette mesi, non ha ancora trovato una soluzione concreta. Una situazione di stallo che ha spinto Don Francesco Fiorino, dell’Opera Mons. Gioacchino Di Leo ODV, a rompere il silenzio e a scrivere una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a tutte le istituzioni coinvolte, con l’obiettivo di riaccendere i riflettori su una vicenda che riguarda non solo una struttura, ma un presidio di legalità.
Il centro, intitolato alla memoria dell’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano, era stato assegnato proprio all’Opera Mons. Gioacchino Di Leo, diventando negli anni un punto di riferimento per il territorio. Non un semplice spazio, ma un luogo vivo, capace di generare cultura, confronto e inclusione sociale.
«Dopo più di sei mesi – racconta Padre Fiorino – abbiamo sentito il bisogno di scrivere questa lettera aperta per capire come mai un luogo che ha visto anche la presenza del ministro dell’Interno Piantedosi oggi si trovi chiuso e senza prospettive chiare». Un appello forte, che arriva dopo mesi di attesa e interlocuzioni senza esito definitivo.
Nei giorni successivi alla pubblicazione della lettera, è arrivata la risposta del Comune di Marsala, che ha spiegato le ragioni della chiusura, formalizzata con un’ordinanza emanata il 2 ottobre scorso e alla necessità di interventi tecnici sugli immobili. L’amministrazione ha inoltre annunciato un confronto con tecnici e soggetti interessati per provare a sbloccare la situazione.
Ma per Don Fiorino il tema va oltre la burocrazia e i tempi tecnici. «Questo centro era diventato un segno – spiega – un luogo in cui le persone potevano toccare con mano il recupero di un bene confiscato. Un messaggio chiaro: la mafia non si combatte solo con gli arresti, ma anche con l’educazione e la cultura».
“I Giusti di Sicilia”, infatti, negli anni ha ospitato numerose iniziative: dalla rassegna estiva “Ricordando Paolo Borsellino” al concorso “Terra senza mafia”, fino agli incontri dedicati al contrasto alla criminalità organizzata. Non solo: il centro ha accolto magistrati, testimoni di giustizia e familiari delle vittime, diventando un luogo di memoria attiva e di impegno civile.
Particolarmente significativa anche l’attività sociale svolta: percorsi di recupero per persone segnalate dall’ufficio di esecuzione penale esterna, incontri sulle dipendenze patologiche, momenti di aggregazione e inclusione per la comunità. Un lavoro quotidiano, spesso silenzioso, ma fondamentale per il tessuto sociale del territorio.
La chiusura del centro, dunque, rappresenta un vuoto che va ben oltre la sospensione di alcune attività. È l’interruzione di un percorso, di una presenza, di un simbolo.
«Noi speriamo che al più presto si trovi una soluzione – conclude don Fiorino – non soltanto per questo bene confiscato, ma anche per tutti gli altri beni a Marsala che oggi risultano indisponibili. Faremo tutto il possibile affinché queste attività tornino a essere utilizzate per il bene della collettività».
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