Slot, Lotto e scommesse. In provincia di Trapani il gioco vale più di un miliardo. I numeri
C’è un numero che racconta meglio di tanti discorsi il peso del gioco in provincia di Trapani: 1 miliardo e 185 milioni di euro. È quanto è stato giocato nel 2025 tra slot, Lotto, gratta e vinci, scommesse, Bingo, Vlt e piattaforme online.
Ma il numero più importante è un altro: 136,8 milioni di euro. Sono i soldi rimasti nella macchina del gioco, la differenza tra quanto è stato puntato e quanto è tornato in vincite.
In altre parole: la promessa era la fortuna, il saldo è una perdita milionaria. E non parliamo di Las Vegas, ma di Trapani, Marsala, Mazara, Alcamo, Castelvetrano, Castellammare, Erice, Salemi, delle ricevitorie sotto casa e delle app sul telefono.
Nel Trapanese giocati 2.757 euro per abitante
I dati arrivano dalla relazione sul settore dei giochi pubblici 2025, nel monitoraggio territoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per la provincia di Trapani il giocato complessivo è di 1.185.404.611,83 euro. Le vincite ammontano a 1.048.609.458,34 euro. Lo Stato incassa, attraverso l’Erario, 55.675.588,74 euro. Lo “speso”, cioè la perdita netta dei giocatori, è di 136.795.153,49 euro.
Rapportato alla popolazione, il dato fa impressione. Considerando circa 430 mila residenti, il gioco pubblico ha movimentato 2.757 euro per abitante. Neonati compresi. E siccome non tutti giocano, chi gioca davvero muove cifre molto più alte.
Il dato siciliano è ancora più pesante. Nell’Isola, nel 2025, il giocato complessivo è stato di 16,230 miliardi di euro, con 1,789 miliardi di euro di spesa netta. Su una popolazione di circa 4,8 milioni di abitanti, significa 3.381 euro giocati per abitante e 373 euro persi per abitante. Nel Trapanese la perdita netta pro capite è di 318 euro.
Dove si gioca di più: domina l’online
La voce più alta, nel Trapanese, è quella dei giochi di abilità, categoria che comprende una parte rilevante del gioco online. Nel 2025 valgono da soli 734,2 milioni di euro di giocato, con 701,9 milioni di vincite e 32,3 milioni di spesa netta. È circa il 62% di tutto il giocato provinciale.
È il segno di un cambiamento ormai evidente: l’azzardo non vive più soltanto nei bar, nelle sale o nelle ricevitorie. Vive sul telefono. Sta in tasca. È accessibile sempre, con una facilità enorme. Oggi bastano un’app, una carta collegata, una notifica, e la puntata è fatta.
Accanto all’online, restano fortissime le forme più tradizionali. Le scommesse sportive a quota fissa valgono nel Trapanese 113,1 milioni di euro di giocato, con una perdita netta di 19,5 milioni. Il Lotto arriva a 83,6 milioni di euro di giocato e 22 milioni di spesa netta. Le lotterie istantanee, cioè soprattutto i gratta e vinci, valgono 74 milioni di euro di giocato e 17 milioni di perdita netta.
Pesante anche il dato delle AWP, le slot da bar e sale giochi: 64,4 milioni di euro giocati e 22,4 milioni di spesa netta. Le VLT, le videolottery, muovono 47,8 milioni di euro, con 7,4 milioni di perdita netta.
Sono numeri che raccontano un fenomeno normalizzato. Si compra il pane, si prende il caffè, si paga una bolletta, si gratta un biglietto, si gioca una schedina. Tutto insieme, tutto nello stesso paesaggio quotidiano.
Il tempo è il trucco
Non tutti i giochi hanno la stessa pericolosità. La differenza la fa anche il tempo. Un gioco lento, con un’attesa lunga tra puntata e risultato, ha un impatto diverso da un gioco rapido, ripetitivo, incalzante.
Slot, gratta e vinci, scommesse live, giochi online, estrazioni frequenti: il meccanismo è sempre lo stesso. Puntata, attesa brevissima, risultato, nuova puntata. La perdita può essere subito “rincorsa”. La vincita può essere subito rigiocata. La pausa per pensare si accorcia, a volte sparisce.
È il contrario del gioco come passatempo. È un ciclo. E nei soggetti più fragili può diventare dipendenza.
Giovani sempre più a rischio ludopatia
Il rischio riguarda tutti, ma i giovanissimi sono più vulnerabili. L’azzardo oggi entra nello stesso ambiente digitale in cui i ragazzi studiano, giocano, chattano, seguono partite, guardano video, fanno acquisti. Le scommesse sportive sono diventate parte del linguaggio dello sport. Le dinamiche del caso e della ricompensa casuale si ritrovano anche in meccanismi vicini ai videogiochi, come le loot box.
Diversi studi e monitoraggi nazionali segnalano una crescita dell’esposizione dei giovani al gioco d’azzardo, anche online, nonostante i divieti per i minori. I dati citati nel dibattito pubblico parlano di circa 90 mila giovani tra 14 e 17 anni già classificati come giocatori problematici e di una quota di minori che gioca online raddoppiata negli ultimi anni.
La ludopatia non nasce sempre con gesti clamorosi. A volte comincia con piccole puntate, con la convinzione di “saper controllare”, con l’idea che la prossima giocata riparerà quella precedente. Poi arrivano i debiti, le bugie in famiglia, l’irritabilità, l’ossessione, il bisogno di continuare. E quando il gioco smette di essere una scelta, diventa una malattia.
Sicilia, una regione esposta
La Sicilia è considerata tra le regioni italiane più esposte al rischio di gioco d’azzardo problematico. Alcune elaborazioni indicano una prevalenza del disturbo da gioco d’azzardo attorno al 3,2% della popolazione adulta, una spesa pro capite elevata e una rete molto capillare di punti gioco. Sono dati da leggere con cautela e da incrociare con le fonti sanitarie ufficiali, ma il quadro generale è chiaro: nell’Isola il fenomeno è vasto e socialmente rilevante.
Non a caso la Regione Siciliana ha una legge specifica, la legge regionale n. 24 del 2020, dedicata alla prevenzione e al trattamento del disturbo da gioco d’azzardo. C’è poi il tema delle risorse: per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, nei documenti regionali è indicata per il 2024 una quota di 3.578.900,45 euro.
La domanda però resta: bastano queste risorse davanti a una macchina che in Sicilia muove più di 16 miliardi di euro l’anno?
Lo Stato incassa, il territorio paga
Nel Trapanese l’Erario incassa dal gioco 55,6 milioni di euro. Ma i giocatori ne perdono 136,8 milioni. È qui il paradosso: lo Stato registra entrate, mentre famiglie e comunità assorbono il costo economico, sociale e sanitario dell’azzardo.
Perché il gioco problematico non colpisce solo chi gioca. Coinvolge coniugi, figli, genitori, amici, colleghi. Crea debiti, rompe rapporti, alimenta usura, vergogna, isolamento. È una dipendenza che raramente resta chiusa nella stanza del giocatore. Quando esplode, travolge la casa.
E nei territori fragili il gioco diventa spesso una tassa sulla speranza. Si punta non perché si è ricchi, ma perché si cerca una scorciatoia. Si compra un gratta e vinci come se fosse un biglietto d’uscita. Peccato che, statisticamente, la porta giri quasi sempre dalla parte sbagliata.
L’ombra delle scommesse illegali
C’è poi un altro livello, più oscuro. Dove girano tanti soldi, qualcuno prova sempre a infilare le mani. E il settore del gioco, soprattutto quello delle scommesse, è da anni un terreno appetibile per reti illegali e organizzazioni criminali: profitti, riciclaggio, controllo del territorio, canali paralleli.
Nel Trapanese non è teoria. Nel gennaio 2024 la Guardia di Finanza di Marsala ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 23 milioni di euro nei confronti di presunti appartenenti a due distinte associazioni per delinquere dedite alla raccolta clandestina di scommesse sportive.
Un altro filone riguarda sedici persone coinvolte in un procedimento per scommesse sportive online illegali. Secondo l’accusa, le giocate sarebbero state raccolte tra Marsala, Alcamo e Castellammare del Golfo, anche attraverso siti esteri non autorizzati, per un volume di almeno 200 mila euro.
E il legame tra gioco e interessi mafiosi nel Trapanese è emerso anche in inchieste precedenti. Nel 2019, un’indagine coordinata dalla Dda di Palermo portò l’attenzione su imprenditori attivi nel settore delle slot e delle scommesse online, con l’ipotesi investigativa di rapporti con ambienti mafiosi legati al territorio di Castelvetrano e Mazara del Vallo.
Questo non significa che tutto il gioco legale sia criminale. Significa però che il confine tra legale e illegale, in un settore così ricco e così diffuso, va sorvegliato con attenzione. La macchina dell’azzardo produce denaro. E il denaro, si sa, attira anche mani sporche.
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