Maternità: la Sicilia precipita all'ultimo posto tra le regioni italiane
La Sicilia precipita all’ultimo posto nella classifica delle regioni italiane più “mother friendly”. È quanto emerge dall’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” di Save the Children, elaborato in collaborazione con Istat e diffuso a pochi giorni dalla Festa della Mamma. L’Isola, che nella scorsa edizione occupava il 17° posto, scende ora al 21° e ultimo gradino della graduatoria nazionale, confermandosi inoltre ultima nel dominio dedicato ai servizi.
In testa alla classifica generale si colloca l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta. In fondo restano le regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Puglia e Sicilia.
Servizi educativi insufficienti
A pesare sul risultato siciliano è soprattutto la debolezza dell’offerta pubblica per la prima infanzia. Secondo il rapporto, la presa in carico dei servizi educativi pubblici per bambini tra 0 e 3 anni si ferma al 7,9%, contro una media nazionale del 18,5%. Un dato che colloca l’Isola all’ultimo posto insieme alle altre regioni meridionali più fragili sul piano del welfare familiare.
La dimensione “Servizi” del Mothers’ Index registra in generale un miglioramento a livello nazionale, con una crescita dell’offerta di nidi, tempo pieno e mense scolastiche, ma la Sicilia resta ferma in coda alla classifica.
Peggiora il lavoro per le madri
Il rapporto evidenzia inoltre un peggioramento della situazione lavorativa delle madri in tutte le regioni italiane. Nel 2025 la dimensione “Lavoro” dell’indice scende a 88,3 punti a livello nazionale, con un calo di oltre 11 punti rispetto al 2022.
A incidere sono soprattutto l’aumento della precarietà e delle dimissioni delle madri con figli piccoli. La quota di donne occupate con contratti a termine da almeno cinque anni è salita dal 17,4% al 19,1%, mentre le dimissioni delle neomamme passano da 4,8 a 6,8 ogni mille donne occupate.
La Sicilia, pur risalendo dal 20° al 16° posto nel dominio lavoro, continua a mostrare dati critici: l’occupazione femminile resta tra le più basse del Paese e il part-time involontario coinvolge ancora oltre una donna su cinque.
Maternità e occupazione: il divario resta enorme
Save the Children sottolinea come la maternità continui a rappresentare un forte fattore di disuguaglianza economica e sociale. In Italia la “penalizzazione della maternità” è stimata al 33%, con effetti persistenti sui salari e sulle carriere.
Tra le donne tra 25 e 54 anni lavora il 68,7% di chi non ha figli, ma il dato scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne e al 58,2% per chi ha figli in età prescolare. Nel Sud e nelle Isole il tasso di occupazione delle madri con figli minori crolla al 45,7%, contro il 73,1% del Nord.
A livello nazionale, il tasso di fecondità continua intanto a diminuire: nel 2025 in Italia si registrano circa 355 mila nascite, con una flessione del 3,9% in un anno e una media di appena 1,14 figli per donna.
Sicilia prima nella demografia, ma ultima nella qualità del sostegno
Nonostante l’ultimo posto complessivo, la Sicilia mantiene risultati relativamente migliori nella dimensione “Demografia”, dove si colloca al terzo posto nazionale dietro Bolzano e Trento grazie a un tasso di fecondità superiore alla media italiana.
Il dato, tuttavia, non basta a compensare le difficoltà strutturali legate a lavoro, servizi e salute. Nell’ambito sanitario la regione scende dal 16° al 19° posto, registrando un peggioramento della mortalità infantile nel primo anno di vita, salita da 2,99 a 3,66 per mille nati vivi.
Giovani madri sempre più fragili
Il rapporto dedica ampio spazio anche alle giovani madri. In Italia la maternità sotto i 30 anni è sempre più rara e spesso associata a condizioni di vulnerabilità.
Tra le donne tra 20 e 29 anni, il tasso di occupazione scende dal 42% tra le giovani senza figli al 33,4% tra le madri. Ancora più preoccupante il dato sulle giovanissime madri tra 15 e 29 anni: il 60,9% non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione.
Secondo Save the Children, il Mezzogiorno continua inoltre a perdere giovani donne verso il Centro-Nord. Dal 2014 al 2024 oltre 200 mila under 35 del Sud si sono trasferite nelle regioni settentrionali, aggravando il declino demografico del territorio.
Save the Children: “La maternità resta un fattore di disuguaglianza”
“Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne”, ha dichiarato Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi dati di Save the Children Italia. “Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli anni scorsi”.
Per Giorgia D’Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali dell’organizzazione, servono “politiche strutturali fondate su occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, sostegni economici adeguati e condivisione della cura tra uomini e donne”.
Save the Children ricorda infine il proprio impegno a sostegno della genitorialità attraverso programmi come “Fiocchi in Ospedale”, gli “Spazi Mamme”, i “Poli Millegiorni” e il progetto “Nuovi Percorsi”, rivolti alle famiglie più vulnerabili e ai bambini nella fascia 0-6 anni.
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