Trapani, palazzina a rischio crollo: scatta lo sgombero di 13 famiglie
C’è chi piange al telefono, chi non sa dove porterà i figli nei prossimi giorni e chi teme di lasciare mobili e ricordi dentro appartamenti che forse non rivedrà per mesi. A Trapani scatta lo sgombero della palazzina Iacp di via De Santis, lotto 14: 13 famiglie devono lasciare immediatamente casa per motivi di pubblica incolumità. Dentro ci sono 3 disabili, una ragazza incinta e 9 minorenni, tra cui cinque bambini piccoli.
L’Istituto autonomo case popolari ha notificato la diffida allo sgombero dopo un sopralluogo tecnico eseguito il 4 maggio. Nel documento si parla di “condizioni pregiudizievoli per l’incolumità degli occupanti e dei passanti” e della necessità di liberare subito gli appartamenti per consentire verifiche e interventi di messa in sicurezza. Se gli inquilini non lasceranno le case, potrà intervenire il sindaco con un’ordinanza urgente.
Dietro la freddezza delle carte, però, c’è una situazione esplosiva. Gli abitanti raccontano di problemi strutturali che andrebbero avanti da anni: infiltrazioni, pilastri deteriorati, scantinati pieni d’acqua e lavori continui mai risolutivi. E adesso la paura è diventata realtà.
“Dove dobbiamo andare?” chiede un residente. “Ci sono persone malate, bambini piccoli, gente che ha bisogno di cure ogni giorno. Io forse per un mese posso andare da mio figlio, ma gli altri?”.
Secondo quanto raccontano gli inquilini, i problemi sarebbero emersi durante lavori finanziati con fondi PNRR. Prima i balconi, poi i pilastri. “Hanno iniziato a fare i lavori e si sono accorti che i pilastri sono critici” racconta un abitante. Un altro punta il dito contro vecchi interventi fatti circa vent’anni fa: “Dicevano che erano lavori antisismici, ma hanno fatto una porcheria”.
La tensione cresce anche per quello che potrebbe accadere dopo lo sgombero. Alcuni residenti hanno paura di lasciare gli appartamenti incustoditi. Nel palazzo c’è già un’abitazione devastata da un incendio e rimasta senza porte e finestre. “Se lasciamo tutto e chiudono con un cancello, da quell’appartamento possono entrare facilmente” racconta un residente. “Già una volta era successo e avevano dovuto blindare tutto per evitare vandalismi”.
Molti abitano lì da una vita. “Io sono qui da 39 anni” racconta una donna. Un altro residente dice di viverci da 35 anni. Alcuni ammettono difficoltà economiche e situazioni ancora da regolarizzare, ma sostengono di avere affrontato spesso lavori a proprie spese perché gli interventi tardavano ad arrivare.
“Mi si rompevano i tubi dell’acqua, mi cadevano le piastrelle, entrava acqua dappertutto. Ho dovuto sistemare molte cose da sola” racconta una residente. Un’altra aggiunge: “Ci dicevano sempre che non c’erano soldi”.
Il caso riaccende anche il tema degli alloggi popolari vuoti. Nella zona di viale Marche e via Umbria, secondo quanto riferito dagli abitanti e da chi segue la vicenda, ci sarebbero appartamenti sfitti o recuperabili con interventi minimi. Alcuni sarebbero già pronti ma non assegnati, altri murati per evitare occupazioni abusive.
Durissimo il consigliere comunale Parisi, arrivato sul posto dopo essere stato contattato da alcune famiglie. “Una madre con minori piangeva al telefono” racconta. “La situazione è gravissima. Prima fanno lavori, pitturano i cornicioni e poi scoprono che i pilastri sono pericolanti. È il danno oltre la beffa”.
Parisi allarga poi il problema all’intero quartiere popolare tra via De Santis, viale Marche, viale Puglia e via Vincenzo Sammartano. “Qui da anni ci sono scantinati pieni d’acqua che corrodono il cemento. Si fanno sempre gli stessi lavori e dopo dieci anni si ricomincia da capo. Il problema nasce da lontano”.
Tra gli abitanti cresce anche la rabbia per il rimpallo di responsabilità tra enti. “Mi hanno detto che lo Iacp non c’entra più e che devo andare al Comune” racconta una donna. “Io ho mia figlia in stato interessante e non sappiamo dove andare”.
Intanto resta l’ordine di lasciare subito le case. E mentre tecnici e istituzioni cercano una soluzione, decine di persone aspettano di capire dove dormiranno domani.
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