Ottant’anni dopo la nascita dell’Autonomia speciale siciliana, la sfida dello sviluppo economico dell’Isola resta ancora aperta. È il messaggio lanciato da CNA Sicilia, che collega simbolicamente il 1946, anno di nascita dello Statuto autonomistico e della CNA nazionale, alla necessità di rilanciare oggi il ruolo dell’Autonomia come strumento concreto di crescita per imprese e artigiani.
Secondo l’associazione, i due percorsi nacquero nello stesso contesto storico del dopoguerra, con l’obiettivo di contribuire alla ricostruzione economica e sociale del Paese e della Sicilia. Da una parte lo Statuto speciale, pensato per riconoscere le peculiarità geografiche, sociali e culturali dell’Isola; dall’altra la CNA, nata per rappresentare e sostenere il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese.
Per CNA Sicilia, il tema dell’Autonomia oggi non può prescindere dalle difficoltà quotidiane affrontate dal sistema produttivo regionale: infrastrutture carenti, costo elevato dell’energia, burocrazia complessa e accesso al credito spesso difficile per micro e piccole imprese.
“Negli anni nessun governo ha saputo sfruttare davvero il potenziale dell’Autonomia per lo sviluppo dei territori – denuncia l’associazione –. Troppo spesso è stata utilizzata per difendere privilegi e piccoli interessi”. Nonostante questo, CNA evidenzia la capacità di resilienza dimostrata da artigiani e PMI siciliane, che hanno continuato a creare occupazione, innovazione e identità territoriale anche nei momenti più difficili.
L’associazione ritiene che oggi l’Autonomia debba trasformarsi in una leva reale per sostenere chi produce economia: semplificazione amministrativa, tempi più rapidi per gli investimenti, sostegno al credito e condizioni più favorevoli per fare impresa.
Tra le priorità indicate da CNA Sicilia figurano infrastrutture moderne, valorizzazione dell’artigianato e delle produzioni locali, investimenti in formazione e competenze, oltre a politiche capaci di trattenere giovani e professionalità nell’Isola.
“La Sicilia ha enormi opportunità davanti a sé – sottolinea CNA Sicilia – dalla transizione energetica al ruolo strategico nel Mediterraneo, fino a turismo, agroalimentare, digitale e innovazione. Ma servono visione e responsabilità”.
In conclusione, l’associazione ribadisce una richiesta chiara alle istituzioni: “Le imprese non chiedono privilegi, ma la possibilità di competere nelle stesse condizioni del resto del Paese”.
****
Autonomia siciliana, Minardo (FI): “Serve un patto per aggiornare e rafforzare lo Statuto”
“L’Autonomia siciliana non può essere soltanto una ricorrenza da celebrare, ma deve tornare a essere uno strumento reale ed efficace di governo e sviluppo”. Lo afferma Nino Minardo, intervenendo nel dibattito sugli ottant’anni dello Statuto speciale della Sicilia.
Per il commissario regionale di Forza Italia e presidente della Commissione Difesa della Camera, lo Statuto del 1946 rappresenta “una conquista storica straordinaria”, ma necessita oggi di un aggiornamento per essere più moderno ed efficace.
Minardo chiarisce che non si tratta di mettere in discussione l’Autonomia speciale, bensì di rafforzarla attraverso “chiarezza nelle competenze, vera autonomia finanziaria, meno burocrazia e una Regione capace di decidere e governare davvero”.
Secondo l’esponente azzurro, le difficoltà vissute dalla Regione non devono diventare un motivo per ridimensionare l’Autonomia. “Chi usa i problemi della Sicilia per mettere in discussione l’Autonomia sbaglia profondamente – sostiene –. La risposta non è meno autonomia, ma più responsabilità e maggiore capacità di esercitarla bene”.
Minardo lancia quindi la proposta di un “Patto per l’Autonomia” che coinvolga tutte le forze politiche siciliane, al di là degli schieramenti. L’obiettivo sarebbe quello di avviare una riforma condivisa dello Statuto capace di rendere la Regione più forte e autorevole.
Nel suo intervento, il parlamentare richiama anche il modello del Trentino-Alto Adige, dove – evidenzia – la recente riforma approvata dal Parlamento dimostrerebbe che le autonomie speciali possono rafforzarsi attraverso nuove competenze e una visione strategica condivisa.
“Anche la Sicilia deve avere questa ambizione – conclude Minardo – aggiornare il proprio Statuto per costruire una Regione più forte, più efficiente e più capace di governare il proprio futuro”.