Solo cinque mesi, portati in un viaggio senza fine, tra onde e silenzio. Quando il barcone ha toccato la banchina di Lampedusa, la bambina era già in condizioni disperate. Pochi minuti dopo, i medici del poliambulatorio hanno dovuto constatare il decesso. Causa probabile: ipotermia.
La piccola, originaria della Costa d’Avorio, aveva affrontato la traversata insieme alla madre giovanissima – poco più che ventenne – e alla sorellina di due anni. Salpati da Sfax, in Tunisia, venerdì notte, intorno alle 2. Pagato il prezzo dell’illusione: da 400 a 600 euro a testa.
A bordo dell’imbarcazione in ferro c’erano altre 55 persone, tra cui almeno 20 minorenni non accompagnati, provenienti da Burkina Faso, Guinea, Gambia e Sierra Leone. Un viaggio della disperazione, segnato anche dalla violenza: quattro migranti presentavano lividi e segni di torture su braccia e dorso. «Subite prima della partenza», hanno confermato i soccorritori.
La madre della neonata è ora seguita da un’équipe di psicologi. In stato confusionale, non ha ancora potuto ricostruire nei dettagli l’orrore della traversata. La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine e disposto l’autopsia per accertare l’ipotermia come causa del decesso. Si cerca anche di capire se il padre della bambina fosse con loro o meno. «Non è una fatalità – ha dichiarato Save the Children – è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita».
E intanto, ancora una volta, il mare restituisce solo domande. Senza risposte.