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20/05/2026 06:00:00

Gibellina al voto tra arte, potere e conti pubblici: una sfida mai vista prima

A Gibellina non era mai successo.

Nella storia amministrativa della città, mai una tornata elettorale aveva visto ben quattro candidati sindaco contendersi la guida del Comune. E accade proprio adesso, nel momento più delicato e simbolico degli ultimi decenni: mentre Gibellina vive l’anno da Capitale italiana dell’arte contemporanea.

Domenica e lunedì poco più di 3 mila elettori saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco in un clima particolare, sospeso tra entusiasmo culturale, grandi finanziamenti pubblici, tensioni politiche e interrogativi amministrativi.

In corsa ci sono quattro candidati, tutti espressione, in modi diversi, della storia politica recente della città.

C’è il sindaco uscente Salvatore Sutera, medico di base, che prova a conquistare un nuovo mandato nel segno della continuità amministrativa dopo dieci anni alla guida del Comune. Sutera rivendica il percorso che ha portato Gibellina a ottenere il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, il più importante riconoscimento culturale mai arrivato nella storia della città.

A sfidarlo c’è Giuseppe Fazzino, dipendente dell’Asp Trapani, sostenuto da un’area politica vicina a Rosario Di Maria, presidente delle Tenute Orestiadi, realtà che da anni rappresenta uno dei principali riferimenti culturali e artistici del territorio.

Poi ci sono due candidature che raccontano anche una frattura interna all’esperienza amministrativa uscente.

Daniela Pirrello, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, è stata assessore della giunta Sutera e adesso sceglie per la prima volta di correre da candidata sindaco autonoma. Una scelta simile a quella di Gianluca Navarra, dipendente Anas, anche lui ex assessore della stessa amministrazione e oggi in campo per guidare il Comune.

Tutti e quattro i candidati hanno presentato liste complete da dodici consiglieri comunali.

È un dato che fotografa bene la frammentazione politica di una città piccola ma attraversata da equilibri complessi, relazioni consolidate e nuovi assetti di potere che ruotano attorno alla gestione della Capitale dell’arte contemporanea.

Perché il voto di Gibellina non arriva in una fase ordinaria.

Arriva mentre la città è al centro di un grande progetto culturale finanziato con milioni di euro tra fondi ministeriali e regionali, con affidamenti, incarichi, produzioni artistiche e una macchina organizzativa che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni mai viste per un Comune di queste dimensioni.

 

 

Ma in questa campagna elettorale c’è anche un altro elemento che sta pesando sul dibattito pubblico cittadino.

L’eco dell’inchiesta pubblicata da Tp24 sulla gestione delle risorse destinate a “Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026”.

Negli ultimi giorni abbiamo ricostruito, attraverso determine, affidamenti e atti pubblici, una parte della macchina amministrativa e organizzativa che ruota attorno al progetto CIAC2026. Un lavoro complesso, reso ancora più difficile dal fatto che molti atti non risultano facilmente consultabili in modo unitario sul sito ufficiale del progetto e che per ricostruire il quadro è stato necessario passare dall’albo pretorio del Comune, incrociando documenti, importi e incarichi.

L’inchiesta ha acceso il confronto soprattutto sul ricorso sistematico agli affidamenti diretti e sulle relazioni tra alcuni soggetti coinvolti nella governance culturale del progetto.

 

 

Tp24 ha raccontato tutto questo partendo dalle carte, senza contestare la legittimità formale degli atti. Anzi: in più punti dell’inchiesta è stato evidenziato come le procedure richiamino le norme previste dal codice degli appalti e siano motivate attraverso gli strumenti consentiti dalla legge, in particolare gli affidamenti diretti sotto soglia e le trattative sul MePA.

Ma proprio da qui nasce il tema politico e amministrativo che adesso entra inevitabilmente anche nella campagna elettorale.

Perché la domanda che attraversa Gibellina non riguarda soltanto la qualità artistica del progetto o il prestigio del titolo ottenuto. Riguarda il modo in cui vengono gestite le risorse pubbliche, il livello di apertura delle procedure, il rapporto tra governance culturale e incarichi esterni, il peso delle relazioni professionali e personali dentro una città piccola dove tutto inevitabilmente si intreccia.

Ed è dentro questo clima che domenica e lunedì i cittadini saranno chiamati a scegliere il prossimo sindaco.

 

 

 

A rendere ancora più delicata questa tornata elettorale c’è poi il tema dei rilievi della Corte dei conti sui bilanci del Comune di Gibellina. Una vicenda che negli ultimi mesi ha alimentato polemiche politiche, accuse reciproche e tentativi di ridimensionare la portata della delibera della magistratura contabile.

La Sezione di controllo per la Regione Siciliana della Corte dei conti, con la deliberazione n. 74/2026/PRSP, ha infatti esaminato i rendiconti finanziari del Comune relativi al triennio 2021-2023, evidenziando una serie di criticità contabili considerate rilevanti.

Il punto più pesante riguarda il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), cioè l’accantonamento che gli enti locali devono effettuare per coprire il rischio che parte dei crediti iscritti in bilancio non venga mai riscossa.

Secondo la Corte dei conti, il fondo accantonato dal Comune nel rendiconto 2023 — pari a circa 2,7 milioni di euro — risulterebbe «fortemente sottostimato». La simulazione effettuata dalla Sezione di controllo stima infatti che l’accantonamento corretto avrebbe dovuto superare i 5 milioni di euro, con una differenza contestata di oltre 2,2 milioni.

I magistrati contabili parlano inoltre di residui attivi molto vecchi, in particolare relativi a tributi come Tari, Tares e Tia risalenti anche al periodo 2010-2015, mantenuti nella contabilità dell’ente come crediti esigibili. Una situazione sulla quale la Corte scrive espressamente che «desta perplessità la mancata svalutazione».

Altri rilievi riguardano il servizio idrico e la depurazione. Nella delibera viene evidenziata la presenza di una consistente mole di residui, per oltre 1,6 milioni di euro, collegati anche all’EAS, l’Ente Acquedotti Siciliani in liquidazione da anni. Anche in questo caso la Corte segnala dubbi sulla mancata svalutazione di crediti molto datati.

Uno dei passaggi più delicati della delibera riguarda poi i criteri utilizzati dal Comune per il calcolo del fondo crediti. La Corte rileva infatti che, nei diversi capitoli di bilancio, sarebbero stati applicati metodi differenti di calcolo, scegliendo di volta in volta quelli che comportavano un accantonamento minore.

Nella delibera i magistrati sottolineano inoltre che le risposte fornite dal Comune durante l’istruttoria sono apparse «lacunose» su diversi aspetti relativi ai residui esclusi dal fondo.

 

 

Va però precisato un punto importante: la Corte dei conti non ha dichiarato il dissesto del Comune né ha adottato misure sanzionatorie immediate. La Sezione ha preso atto delle dichiarazioni dell’ente circa l’adozione di misure correttive e ha rinviato la verifica ai prossimi controlli contabili.

Ed è proprio questo il nodo politico che entra oggi nella campagna elettorale. Da un lato l’amministrazione uscente rivendica la regolarità complessiva dei conti e sottolinea che non sono stati adottati provvedimenti drastici. Dall’altro, opposizioni e critici parlano invece di una delibera molto severa, che tiene il Comune sotto osservazione e fotografa fragilità finanziarie non irrilevanti.

Così, mentre Gibellina prova a vivere il prestigio e la visibilità della Capitale italiana dell’arte contemporanea, il voto di domenica e lunedì si svolgerà anche dentro questa doppia narrazione: quella della città laboratorio culturale e quella di un Comune chiamato, nei prossimi anni, a dimostrare solidità amministrativa e sostenibilità dei propri conti.

 

Fac Simile Scheda Amministrative 24 25 Maggio 2026 Gibellina 0 by Redazione Tp24