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20/05/2026 17:30:00

Alaa Faraj torna libero dopo dieci anni: processo da rifare per la strage dei 45 migranti

Dieci anni di carcere, una condanna a trent’anni, un fine pena fissato al 2045. Poi la svolta: Alaa Faraj è tornato libero. La Corte d’appello di Messina ha ordinato la revisione del processo a suo carico e ha sospeso l’esecuzione della pena.

Faraj, studente libico di ingegneria ed ex promessa del calcio, era stato condannato con l’accusa di essere stato uno degli scafisti dell’imbarcazione sulla quale, nell’agosto del 2015, morirono asfissiati 45 migranti.

Ieri pomeriggio ha lasciato il carcere dell’Ucciardone di Palermo. Ad attenderlo c’era anche Alessandra Sciurba, docente di Giurisprudenza e attivista per i diritti umani, con cui Faraj ha scritto il libro Perché ero ragazzo, pubblicato da Sellerio. I due si sposeranno a giugno.

 

La revisione del processo

La decisione della Corte d’appello di Messina arriva dopo un passaggio decisivo: l’istanza di revisione presentata dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Cinzia Pecoraro, si basa soprattutto sulla testimonianza del cosiddetto “capitano”, uno degli otto condannati per la strage di Ferragosto.

Durante l’incidente probatorio del 3 marzo, l’uomo ha scagionato Faraj e gli altri imputati: «Sono innocenti», ha dichiarato.

Un elemento che potrebbe aprire la strada anche alle richieste di revisione da parte degli altri condannati, ancora in carcere con fine pena nel 2045.

 

Le prime parole fuori dal carcere

«Sentirò i miei genitori e starò con i miei amici», ha detto Faraj appena uscito. Poi una frase che racconta più di molte ricostruzioni: «Era dal 2014, prima della guerra civile in Libia, che non respiravo un’aria così pulita».

Faraj ha ricordato i momenti più difficili della detenzione: «Ci sono stati tanti momenti bui, ma non ho mai smesso di credere in questo esito. Mi ha fatto sopravvivere solo la mia innocenza».

A dicembre era arrivata anche la grazia parziale concessa dal Presidente della Repubblica, passaggio che ha contribuito al via libera alla revisione.

 

“Gioia a metà”

La libertà, però, per Faraj non è ancora una vittoria definitiva. «Oggi provo una gioia a metà», ha detto. «Io sono stato scarcerato, ma dentro il carcere ci sono ancora altri ragazzi che hanno la fine pena nel 2045. Combatterò anche per loro».

Il nuovo processo stabilirà se quella condanna, dopo dieci anni di carcere già scontati, dovrà essere cancellata. Intanto Faraj è uscito. E la sua storia, una delle più discusse tra processi ai migranti accusati di essere scafisti, ricomincia da qui.