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20/05/2026 06:00:00

Porto di Selinunte, promesse “scritte sulla sabbia”, l’elmetto di Aricò non ferma la paralisi

 Dovevano essere giorni di motori accesi e draghe in azione, ma lo specchio d’acqua del porticciolo resta immobile, prigioniero dell’attesa. I lavori avrebbero dovuto iniziare subito dopo Pasqua, poi subito dopo il primo maggio e poi ancora “domani o dopodomani”. Ma fino ad oggi, non si è vista nemmeno una ruspa.

 

Non si è vista anche dopo la scena dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, che si era presentato al porto con l’elmetto da cantiere in testa per annunciare l'imminente via libera. Da una visita istituzionale così coreografica (farcita da un po’ di propaganda e di campagna elettorale) ci si sarebbe aspettati un inizio dei lavori in meno di una settimana; invece, il porto resta paralizzato tra posidonia e detriti. E oggi non basta più sentirsi dire che “l’iter regionale è completato” e che la palla è passata all’impresa: la responsabilità politica non può essere disgiunta dalla gestione di un’aggiudicataria che si ritrova oggi in palese difficoltà nel reperire le attrezzature necessarie.

 

Il paradosso è tutto racchiuso nei ritardi accumulati nei mesi scorsi. Originariamente, l’appalto riguardava solo lo smaltimento della posidonia già accumulata sulla banchina. Tuttavia, il tempo perso ha permesso al mare di riempire nuovamente il bacino, rendendo indispensabile un nuovo dragaggio. Questo cambio di programma richiede ora attrezzature specifiche, tra cui una piattaforma galleggiante inizialmente non prevista, che l’impresa aggiudicataria starebbe faticando a contrattualizzare con i fornitori. Un intoppo tecnico che la politica avrebbe dovuto prevedere e gestire, invece di limitarsi a "passerelle elettorali".

 

Non hanno torto il Partito Democratico e i Cinque Stelle di Castelvetrano che, insieme al PSI, Officina24 e Rifondazione Comunista, in una nota congiunta, hanno definito la situazione un “monumento all’inefficienza del Governo Regionale”, accusando i parlamentari di maggioranza di aver fatto promesse “scritte sulla sabbia”.

Nel documento hanno posto una serie di interrogativi tecnici che certamente meriterebbero una risposta. Eccoli.

È stata definita chiaramente la classificazione della Posidonia spiaggiata? Verrà trattata come biomassa naturale o come rifiuto speciale a causa della commistione con altri detriti? Chi si occuperà concretamente della rimozione e in quali siti verrà conferita? Quali sono i costi reali e, soprattutto, i tempi certi per la fine di questo calvario?

 

Mentre la politica si interroga sugli iter, il danno economico per i marittimi — che vedono calpestato il proprio diritto al lavoro — e il danno d’immagine per la stagione turistica già avviata sono ormai “incalcolabili”.  Soprattutto se pensiamo ai cattivi odori che verranno prodotti durante il dragaggio. Per questo la speranza è che inizino presto e finiscano altrettanto presto, per non compromettere del tutto l’intera stagione.

Insomma, aspettiamo quelli col caschetto (ma senza la cravatta), con le attrezzature adatte e le idee chiare su quello che c’è da fare.

 

Egidio Morici