Come Berlusconi ai tempi della ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto del 2009, l’assessore regionale Alessandro Aricò ieri indossava il casco da cantiere al porto di Marinella di Selinunte. Per carità, il terremoto non c’entra nulla, se si esclude quello giudiziario che pochi mesi fa ha riguardato proprio gli appalti per la bonifica del porticciolo e lo smaltimento della posidonia.
Ma il casco è il simbolo del fare. E il partecipato sopralluogo lungo il molo è servito per comunicare la lieta notizia dell’inizio dei lavori, subito dopo il primo maggio: finalmente si libera l’imboccatura intasata di alghe e sabbia, per permettere ai pescatori di poter entrare e uscire dal porto senza pericolo. Stavolta, oltre a Forza Italia (presente il segretario provinciale, Toni Scilla e l’assessora comunale di FI Monia Rubbino) c’era anche Fratelli d’Italia, con appunto l’assessore regionale Aricò, l’assessore comunale Davide Brillo, la consigliera comunale Vita Alba Pellerito e l’immarcescibile Nicola Catania.
Aricò ha assicurato che i lavori saranno comprensivi sia del dragaggio dell’imboccatura che dello smaltimento della posidonia già abbancata. Anche se la formalizzazione tecnica ed economica della variante specifica sembra sia ancora in fase di definizione. E va beh, questioni burocratiche che dovranno vedersi gli uffici regionali, perché in teoria i lavori da 526 mila euro riguarderebbero soltanto lo smaltimento di quella abbancata. Che tra l’altro sarebbe l’aspetto più oneroso, con costi che si aggirerebbero intorno ai 160 euro a tonnellata.
Ma si può andare avanti così? È normale spendere tutti questi soldi, praticamente ogni due anni? No, non lo è. E per questo si profila una soluzione definitiva: il nuovo porto.
Il Comune di Castelvetrano ha infatti avviato un’indagine esplorativa di mercato per l’affidamento dei servizi di ingegneria per il nuovo porto, con l’obiettivo di aggiornare un progetto storico del 1997, rimasto sospeso per anni, per trasformare l’attuale “vasca sbagliata” (così come l’aveva definita il capo dell’ufficio tecnico una quindicina di anni fa), in un porticciolo “giusto”.
L’errore starebbe nell’orientamento.
L’imboccatura, esposta allo scirocco (aperta dalla parte che guarda verso il Belice), favorirebbe l’ingresso costante di sabbia e posidonia. Con la nuova progettazione, invece, l’imboccatura verrebbe realizzata a ponente, dalla parte opposta. “Se non si cambia l’orientamento del braccio – dice il sindaco Giovanni Lentini - saremo sempre in balia di continui intasamenti”.
“Il piano complessivo prevede la realizzazione di un porto misto, turistico e peschereccio, con una capienza stimata di circa 250 posti barca”, aggiunge. L’investimento totale previsto per l’opera è di circa 48 milioni di euro. “L’idea è quella di non limitarsi a un intervento di manutenzione – afferma Lentini - ma di creare un’infrastruttura capace di sostenere lo sviluppo economico e le circa 40 famiglie della marineria locale”.
Anche se c’è da chiedersi se quando il nuovo porto verrà realizzato, la frazione potrà essere così attrattiva da ospitare più di 200 imbarcazioni da diporto. Oltre, naturalmente alla possibilità, molto ottimistica, che la marineria locale possa contare ancora 40 famiglie, che non si siano ancora stancate di promesse e progetti che vanno avanti da decenni.
E nel breve termine?
Ci sarebbero i 2 milioni di euro di finanziamento, riconosciuti dalla Protezione Civile e dal Genio Civile, per i danni al porto causati dal ciclone Harry. “Somme che - sempre secondo Lentini - non serviranno solo al mero ripristino dell’esistente, ma saranno utilizzate per migliorare un po’ la funzionalità del porto attuale nelle more della costruzione della nuova struttura”.
Vuol dire che si potrà allungare il molo per impedire l’ingresso di posidonia e sabbia?
“L’obiettivo – risponde il sindaco - è intervenire sull’assetto esistente per ridurre l’accumulo di detriti e interrompere lo spreco di risorse pubbliche per i dragaggi annuali. È un’assurdità non provvedere a eliminare le cause che determinano questa spesa che ogni anno si ripete”.
Rimane però qualche dubbio.
Se l’attuale imboccatura del porto lascia entrare sabbia e posidonia trasportate dallo scirocco, non c’è il rischio che l’apertura a ponente del nuovo porto possa fare altrettanto con le correnti di libeccio? Agli ingegneri del settore l’ardua sentenza.
Egidio Morici