Incendi, siamo pronti? Trapani si prepara all’estate tra nuove tecnologie, volontari e vecchi problemi
La Riserva dello Zingaro riapre l’ingresso Nord, dal lato di San Vito Lo Capo, quasi un anno dopo il devastante incendio del luglio 2025 che ha distrutto circa 1600 ettari di vegetazione. Tornano percorribili il sentiero costiero e quello di mezza costa, dopo gli interventi di consolidamento finanziati con un milione e centomila euro, tra fondi del Ministero dell’Interno e risorse comunali.
Una riapertura simbolica, alla vigilia dell’estate. Ma anche un promemoria. Perché la provincia di Trapani arriva alla nuova stagione degli incendi con ferite ancora aperte: Zingaro, Monte Cofano, Macari, Castelluzzo, Custonaci, San Vito Lo Capo, Castellammare del Golfo. Luoghi che negli ultimi anni hanno fatto i conti con roghi devastanti.
I numeri degli incendi nel Trapanese
Nel 2025 gli incendi hanno interessato circa il 6% del territorio provinciale trapanese: quasi 14 mila ettari andati in fumo. Di questi, circa 10 mila ettari sono stati colpiti tra Custonaci e San Vito Lo Capo durante il grande incendio del luglio scorso.
Le fiamme non hanno attraversato soltanto boschi e macchia mediterranea. Hanno minacciato abitazioni, strutture ricettive, strade, terreni agricoli e aree turistiche. È il fenomeno degli incendi d’interfaccia: quando il fuoco passa dall’essere emergenza ambientale a rischio diretto per persone e centri abitati.
A incidere sono le temperature sempre più elevate, il vento e la vegetazione secca. Ma il problema principale resta l’origine umana di molti roghi: dolo, incuria, terreni non puliti, comportamenti irresponsabili.
Sos Valderice e la nuova sala operativa
A Valderice una parte importante della prevenzione passa dalla centrale operativa di Sos Valderice, organizzazione di volontariato nata nel 2000 dall’esperienza di un gruppo di volontari già attivi nella protezione civile dagli anni Novanta.
L’associazione opera a supporto di Vigili del fuoco, Corpo forestale e Protezione civile, con mezzi antincendio, squadre operative e sistemi di monitoraggio del territorio.
Negli ultimi mesi Sos Valderice si è dotata di una nuova sala operativa, pensata per coordinare le attività durante la stagione estiva. Il cuore del sistema è “Occhio Virtuale”, una rete di telecamere installate in punti strategici del territorio per individuare gli incendi sul nascere.
Attualmente il sistema conta 23 telecamere, tre delle quali termiche, anche grazie a un accordo con il Comune di San Vito Lo Capo. Le immagini vengono monitorate in tempo reale e, in caso di avvistamento di fumo, trasmesse immediatamente alle sale operative del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco e della Soris, la sala operativa regionale della Protezione civile.
La rapidità è decisiva. Secondo i volontari, in molti casi entro dieci minuti dalla segnalazione i primi mezzi sono già sul posto.
Le telecamere non servono soltanto a individuare un incendio. Consentono anche di valutare l’entità del fronte di fuoco, verificare la presenza di case o persone in pericolo, individuare vie di accesso e supportare le operazioni degli elicotteri.
Negli ultimi mesi il sistema è stato ulteriormente implementato con i cosiddetti “nasi virtuali”: sensori installati sugli alberi capaci di rilevare la presenza di fumo e inviare un alert geolocalizzato alla sala operativa.
A questo si aggiungono due droni con telecamera termica, acquistati nell’ambito del potenziamento delle attività di monitoraggio territoriale. I droni vengono utilizzati soprattutto durante le operazioni di bonifica, per individuare eventuali riprese del fuoco e controllare dall’alto le aree percorse dalle fiamme.
L’associazione conta circa cento volontari, una cinquantina dei quali operativi con continuità durante la stagione estiva.
Il piano antincendio 2026 della Regione
La Regione Siciliana si prepara alla nuova campagna antincendio puntando soprattutto su tecnologia, monitoraggio e prevenzione attiva.
Per il 2026 saranno circa 400 le unità impegnate sul territorio trapanese, con un aumento delle giornate lavorative per il personale forestale stagionale.
A livello regionale il comparto forestale potrà contare su oltre 14 mila operai, suddivisi tra lavoratori a tempo indeterminato e stagionali. Nel Trapanese gli operai forestali previsti sono 977.
Il nuovo piano antincendio regionale punta sull’integrazione tra Corpo forestale e Protezione civile, attraverso una nuova piattaforma tecnologica denominata X2030, fornita da Leonardo Spa, capace di incrociare dati e flussi informativi provenienti dai diversi sistemi già in uso.
Tra le novità previste ci sono nuove termocamere, sistemi di videosorveglianza, sensori per rilevare temperatura, umidità, fumo e velocità del vento, oltre all’utilizzo dell’analisi satellitare.
Il piano prevede inoltre l’installazione di 12 torrette elettroniche e circa 6 mila sensori in 15 aree considerate particolarmente sensibili.
Resta fondamentale anche il supporto aereo. Il sistema regionale potrà contare su dieci elicotteri, ai quali si aggiungeranno, in caso di necessità, i canadair della Protezione civile nazionale.
Il nodo del catasto incendi
Accanto alla tecnologia resta però un problema che continua a pesare: il mancato aggiornamento del catasto incendi da parte di molti Comuni siciliani.
La legge obbliga le amministrazioni ad aggiornare ogni anno le mappe delle aree percorse dal fuoco. Su quei terreni scattano vincoli e divieti: niente cambi di destinazione d’uso per 15 anni, niente costruzioni o pascolo per 10 anni, niente rimboschimento per cinque anni. Strumenti pensati per evitare speculazioni dopo gli incendi.
Eppure in Sicilia sono 142 i Comuni commissariati perché non hanno aggiornato il catasto incendi.
Tra questi ci sono anche diversi Comuni del Trapanese, proprio nei territori maggiormente colpiti dai roghi degli ultimi anni: Custonaci, Misiliscemi e San Vito Lo Capo.
Un paradosso, considerando che proprio in queste aree ricadono riserve naturali e zone devastate dagli incendi.
La sfida dell’estate
La provincia di Trapani entra così in una nuova estate con più controlli, più tecnologia e più uomini impegnati sul territorio.
Ma la vera sfida resta sempre la stessa: arrivare prima delle fiamme.
Prima che un principio d’incendio diventi emergenza.
Prima che un gesto irresponsabile cancelli in poche ore anni di natura, paesaggio e lavoro.
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