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23/05/2026 06:00:00

“Malvina”, l’avvocata e il boss: i nuovi segreti di Matteo Messina Denaro

C’era un’altra donna nella vita di Matteo Messina Denaro. Un’avvocata di Campobello di Mazara, morta da oltre dieci anni e adesso finita al centro di un nuovo e delicatissimo filone investigativo sulla latitanza del capomafia. Una storia che intreccia pizzini, lettere d’amore, documenti nascosti, un possibile archivio segreto e perfino un omicidio mai risolto.

 

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo continua a scavare nella rete di protezione che ha consentito a Messina Denaro di restare invisibile per quasi trent’anni. E il nuovo nome emerso dalle indagini è quello dell’avvocata Antonella Moceri, deceduta nel 2015. Per i magistrati avrebbe avuto un ruolo molto più importante di quello, ufficiale, di semplice legale del boss.

 

Il “tugurio” dove potevano essere nascosti i segreti del boss

I carabinieri del Ros hanno perquisito l’abitazione e lo studio legale dell’avvocata, oggi gestito dal figlio Aurelio Passanante, che non è indagato.

Secondo la procura guidata da Maurizio de Lucia, proprio lì potrebbe trovarsi il famoso “tugurio” citato da Messina Denaro nei suoi scritti: un luogo considerato così sicuro da custodire diari, appunti e forse altri documenti riservati della latitanza.

Dopo il suo arresto, il boss scrisse lettere furiose alla sorella Rosalia lamentandosi del ritrovamento dei suoi manoscritti:

“Erano in un altro posto… ho sbagliato a toglierli da dove erano”.

Per gli investigatori quel posto sicuro potrebbe essere stato proprio lo studio dell’avvocata Moceri, in via Roma a Campobello di Mazara. E non è un dettaglio secondario che accanto, al civico vicino, abitasse Laura Bonafede.

La procura sospetta che non si tratti solo di scritti personali. In quelle carte potrebbero esserci tracce del sistema che ha protetto il padrino per decenni: contatti, appoggi, spostamenti, forse persino elementi sul patrimonio nascosto del boss.

“Malvina” e “Selvaggia”: la donna dietro i nomi in codice

Nei libricini sequestrati a casa della sorella Rosalia compaiono decine di soprannomi ancora da identificare: “Fragolina”, “Parmigiano”, “Condor”, “Pancione”, “Ciliegia”. Ma due nomi, secondo gli investigatori, oggi hanno finalmente un volto: “Malvina” e “Selvaggia”.

Sarebbero proprio i nomi in codice usati da Messina Denaro per indicare Antonella Moceri.

L’identificazione è partita da una frase pubblicata nel necrologio della donna, firmato dal figlio:

“Ogni persona ha un suo destino ma molto dipende anche da come si affronta la vita. Bisogna sempre essere positivi e propositivi. Vedrai che si accenderà un sorriso”.

La stessa frase compare parola per parola nei diari del boss, accompagnata dalla nota: “Lo scrisse Malvina”.

Per i pm non può essere una coincidenza. L'identificazione di "Selvaggia" non si basa solo su intuizioni, ma su una perizia grafica del ROS che ha confrontato le dediche nei diari con atti legali e dichiarazioni ufficiali firmate dall'avvocata Moceri tra il 1986 e il 2014, trovando profili di "perfetta concordanza".

 

Le lettere del boss: “Mi sono spento, sopravvivo”

Poi ci sono le parole. Quelle che mostrano il volto più sorprendente e quasi ossessivo del capomafia.

Il 10 gennaio 2016, pochi mesi dopo la morte dell’avvocata, Messina Denaro scrive:

“Malvina tu sei stata la goccia che mi ha fatto oltrepassare il mio limite… Mi sono spento, sopravvivo, ma la mia vita interiore è morta”.

E ancora:

“Mi dispiace Piccola. Il dolore mi strazia. Ti penso”.

In un altro appunto annota:

“Pensavo fossi per sempre mia… l’incanto di un autunno ti ha portato via”.

Frasi che per gli investigatori raccontano un rapporto sentimentale profondo, durato probabilmente anni.

Un legame che sarebbe andato ben oltre il rapporto professionale. Ufficialmente, infatti, l’avvocata Moceri aveva difeso Messina Denaro nel processo Omega e nel procedimento per il tentato omicidio del vicequestore Rino Germanà. Ma nei diari emerge un’intimità completamente diversa.

 

“Tu non sei un uomo, tu sei l’uomo”

 Ma c’è un altro elemento ancora più potente nelle carte dell’inchiesta. Ed è una poesia.

Nei diari del boss compare infatti una lunga citazione di “If”, la celebre poesia di Rudyard Kipling. I versi sarebbero stati trascritti a mano proprio da “Selvaggia”, cioè dall’avvocata Moceri.

La parte riportata nei libricini dice:

“Se saprai fare un fascio di tutte le tue fortune e giocarle in un sol colpo di testa e croce, e perdere, e ricominciare da capo senza mai dire una parola di ciò che hai perduto… Tu sarai un Uomo, figlio mio”.

Sono versi che nella poesia di Kipling parlano di forza, resistenza, capacità di sopportare le sconfitte e rialzarsi senza lamentarsi. Una sorta di manifesto della durezza virile e del controllo assoluto di sé.

Ma il punto che colpisce gli investigatori è la dedica aggiunta sotto quei versi. Una dedica personale rivolta direttamente a Messina Denaro:

“Tu sei riuscito a fare tutto ciò sopra detto ed anche di più, perché tu non sei un uomo, tu sei l’uomo. A te, Selvaggia 2013”.

Per i magistrati quella frase racconta il livello di fascinazione e ammirazione che l’avvocata nutriva nei confronti del boss. Non soltanto vicinanza personale, ma quasi una celebrazione mitologica della figura del latitante.

E non è tutto. Gli investigatori del Ros ritengono quella pagina decisiva anche per un altro motivo: la grafia della dedica sarebbe perfettamente compatibile con quella dell’avvocata Moceri. La comparazione con atti legali e documenti firmati dalla donna avrebbe dato esito positivo.

Per questo la poesia di Kipling è diventata una prova investigativa. Non solo un gesto romantico o letterario, ma un elemento che dimostrerebbe che l’avvocata aveva accesso diretto ai libricini del boss e al luogo in cui venivano custoditi.

Secondo gli investigatori, quella dedica era talmente importante per Messina Denaro da essere stata ricopiata più volte nei suoi quaderni personali, quasi come una reliquia sentimentale.

 

Il mistero dell’omicidio del marito

Ma questa storia diventa ancora più oscura quando riemerge il nome di Maurizio Passanante, marito dell’avvocata.

Passanante venne assassinato il 5 maggio 2008 a Campobello di Mazara. Due killer in scooter, con caschi integrali, lo aspettarono vicino casa e gli spararono nove colpi di pistola. Un’esecuzione in pieno stile mafioso.

Il delitto non è mai stato risolto.

Passanante era un imprenditore agricolo di 50 anni, mai coinvolto ufficialmente in indagini. Eppure venne ucciso come un bersaglio da eliminare senza lasciare scampo.

Adesso la procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta contro ignoti. E gli investigatori sospettano che negli scritti di Messina Denaro possano esserci dettagli mai interpretati fino in fondo.

L’avvocata Moceri morì invece nel novembre 2015, colpita da un malore mentre si trovava davanti alla tomba del marito. Una scena che il boss trasformò poi in pagine intrise di dolore e ossessione.

 

La latitanza “in mezzo alla gente”

C’è infine un altro aspetto inquietante che emerge dalle nuove indagini: Messina Denaro potrebbe non avere vissuto nascosto in casolari isolati o bunker sperduti, ma nel pieno centro di Campobello di Mazara, “in mezzo alla gente”, protetto da una rete di silenzi e complicità.

Secondo i pm, il boss e Laura Bonafede avrebbero frequentato proprio quel “tugurio” vicino allo studio dell’avvocata, vivendo momenti di apparente normalità mentre fuori continuava la caccia al latitante più ricercato d’Italia.